Il Primato Nazionale mensile in edicola

Tripoli – Il Consiglio presidenziale libico ha dichiarato lo stato d’emergenza a Tripoli e nelle periferie della capitale, a causa dei violenti scontri tra milizie, i peggiori dal 2014, che hanno provocato 47 morti e 129 feriti in otto giorni. La misura è diretta a “fermare lo spargimento di sangue, ridurre le perdite materiali e di vite umane, tutelare la sicurezza dei civili, le strutture pubbliche e private”, dopo che il capo della Settima Brigata di Tarhuna ha annunciato che lancerà l’assalto dal Sud per avanzare verso il centro della capitale e conquistare il quartiere di Abu Salim.
Intanto l’ambasciata italiana a Tripoli fa sapere che nonostante lo stato d’emergenza resterà aperta. Lo ha precisato sul suo profilo ufficiale Twitter la stessa rappresentanza diplomatica, smentendo una notizia pubblicata sul sito Al Mutawasset. Secondo il portale, l’ambasciata italiana aveva chiuso ieri e il personale era diretto all’aeroporto militare di Mitiga – qualche chilometro a Est di Tripoli – per fare rientro nel nostro Paese. “L’ambasciata italiana in #Libia resta aperta”, si legge in un messaggio sul social network rilanciato anche dall’ambasciatore Giuseppe Perrone, “Continuiamo a restare al fianco dell’amata popolazione di Tripoli in questa difficile fase“.
Ieri notte una brigata di Misurata ha avuto ordine di spostarsi a Tripoli per bloccare nuovi possibili attacchi della Settima Brigata. Si tratta della Forza Antiterrorismo comandata dal generale Mohammed Al Zain.
Circa 400 detenuti sono evasi domenica da un carcere vicino a Tripoli, a seguito degli scontri tra milizie rivali.
Dal canto suo, la Missione dell’Onu in Libia (Unsmil) ha invitato “le varie parti interessate (dal conflitto) a un incontro allargato per martedì a mezzogiorno in un luogo che verrà annunciato in seguito”, dopo i sanguinosi scontri armati degli ultimi giorni.
Per quanto riguarda i militari italiani presenti nelle aree interessate dagli scontri, fonti della Difesa assicurano che stanno bene e in sicurezza e che nessun problema è riscontrato all’ospedale da campo a Misurata. Il ministro Elisabetta Trenta segue costantemente l’evolversi dei fatti anche in seguito al colpo di mortaio che ha raggiunto un palazzo vicino all’ambasciata. Ieri pomeriggio una nave dell’Eni avrebbe evacuato tecnici impiegati nei terminali e pozzi legati al complesso di Mellitah e alcuni militari dipendenti dell’ambasciata: una misura puramente precauzionale, secondo fonti diplomatiche.

1 commento

  1. In Siria i ribelli anti-Assad sono prossimi alla sconfitta grazie all’aiuto militare della Russia in appoggio al regime laico di Damasco, in Libia invece come finirà? Chi aiuterà Sarraj a sconfiggere i ribelli fondamentalisti?
    Dobbiamo sperare in una vittoria di Sarraj, altrimenti ci sarà ancora più caos di quando ci fu dopo la caduta di Gheddafi.

Commenta