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Roma, 16 gen – Sulla Libia il governo italiano continua a brancolare nel buio e a proporre ogni giorno improbabili soluzioni diverse. Oggi il premier Giuseppe Conte ha incontrato il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune e ha sciorinato le solite banalità: “E’ momento del dialogo e del confronto, dobbiamo affidarci al dialogo e alla diplomazia che sono sempre sempre più efficaci delle armi”, ha dichiarato il primo ministro. Concetto, purtroppo, difficile da sostenere proprio adesso che la Turchia sta inviando truppe in Tripolitania e in generale di fronte a uno scenario bellico plasmato proprio dalle armi a disposizione delle due parti che si contendono la Libia.



Ad Algeri Conte è tornato a parlare della conferenza di Berlino, tanto agognata da lui e Di Maio: “Lavoreremo insieme per Berlino e per raccogliere tutte le possibili opportunità” per consentire “una soluzione in Libia che sia politica” e il “primo passo è il cessate il fuoco, non importante se formale o sostanziale ma duraturo”. Secondo il premier italiano non è possibile “accettare altre truppe militari in Libia” perché questo è “il momento del dialogo e del confronto”. Una frecciata che immaginiamo abbia scalfito molto il presidente turco Erdogan.

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“Forza di interposizione Ue”

Eppure Conte ha ventilato anche la possibilità di predisporre una forza di interposizione e di pace dell’Unione Europea: “E’ una delle possibilità che contempleremo” a Berlino “ma dobbiamo confrontarci e discutere”. In ogni caso il premier ha detto che l’Italia è disponibile a questa ipotesi: “Una volta accantonata l’opzione militare lavorare per portare in Libia un contingente di interposizione e di pace è un’opzione e noi possiamo già dire che siamo disponibili”.

Ipotesi, opzione, richiami al dialogo, attese di confronti. L’azione del governo giallofucsia si ferma qua, in preda alla nebbia, con Di Maio e Conte che si alternano nel ruolo di ministro degli Esteri. Mentre Russia e Turchia sono i veri attori che decidono le sorti della guerra nella nostra ex colonia.

Eugenio Palazzini

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