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Tripoli, 4 set – In una settimana di scontri almeno 50 morti e 138 feriti. Bastano questi numeri per comprendere che la Libia è piombata ancora una volta nel caos totale. Oggi l’ambasciata degli Stati Uniti a Tripoli, come riporta il sito Alwasat che cita il portavoce della Protezione civile libica Osama Ali, è stata data alle fiamme. O meglio, “un incendio è divampato nell’ambasciata Usa”, si legge sul sito in questione. Ma “le cause dell’incendio sono finora sconosciute” – scrive ancora il portale – “le unità della Protezione civile non sono riuscite ad accedere ai luoghi a causa dell’entità del fuoco”.
Come noto l’ambasciata statunitense è chiusa, ma l’episodio la dice lunga sul clima che si respira in questi giorni nella capitale libica. Gli scontri continui tra milizie di varie fazioni sono ripresi in ripresi anche nei pressi dell’aeroporto internazionale e “le ambulanze non sono riuscite a recarvisi malgrado le richieste di aiuto degli abitanti”, scrive Alwasat.
Intanto, mentre il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha escluso un intervento militare italiano, oggi pomeriggio intorno alle 17 si terrà un vertice sulla Libia presieduto dal premier Giuseppe Conte. Una riunione già concordata per parlare di immigrazione. Ma considerati i drammatici sviluppi nel Paese africano il tema in oggetto è inevitabilmente cambiato. Relativamente parlando, visto che in ogni caso la questione sbarchi non è affatto sconnessa alla guerra in Libia.
Alessandro Della Guglia

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