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libiaTobruk, 1 dic – Mentre tutto il mondo guarda ad Aleppo e alla situazione nel Levante, la situazione in Libia si complica ulteriormente con il possibile ingresso di un nuovo giocatore nella complicata partita che si sta giocando in quello scacchiere spesso dimenticato. Il generale Khalifa Haftar è infatti volato a Mosca dove ha incontrato il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov chiedendo aiuto per risolvere la questione in Libia.

La Libia infatti rappresenta ancora un teatro attivo di contrasto all’Isis ma il fronte che vi si oppone non è unitario, diviso da diverse anime politiche, e di potere. Da un lato c’è il Governo di Unità Nazionale di al-Siraj sostenuto dall’Onu e dall’Occidente, Italia compresa, che solo recentemente ha fatto alcuni passi verso Tobruk, retta dalle truppe del Generale Haftar, dall’altro, a Tripoli, è ancora insediato il Governo del Congresso Nazionale, filoislamico moderato, il cui presidente, al-Ghwell, non vede di buon occhio il Governo di Unità Nazionale di al-Serraj. Haftar, che ha ricevuto armi dagli Emirati Arabi Uniti, che assieme ad Egitto e Francia sono i suoi grandi alleati, ora sembra quindi volgere lo sguardo a oriente per cercare quell’appoggio risolutivo che gli permetterebbe di risultare l’uomo forte capace di trascinare con sé le varie tribù libiche, non limitandosi solamente alla Cirenaica, e quindi spazzando via il debole consenso di cui gode il Governo al-Siraj.

Al-Siraj che quindi è stato costretto a questa apertura verso Haftar in considerazione del suo viaggio a Mosca, il secondo dopo quello di giugno in cui ha incontrato il Ministro della Difesa Shoigu. Si teme infatti proprio un intervento diplomatico russo, ma anche un sostegno di tipo militare, che possa sovvertire la situazione facendo pendere l’ago della bilancia verso il Generale in considerazione delle stesse parole di Haftar a Mosca riportate dalla Tass: “Abbiamo discusso di alcune problematiche di carattere militare delineando tutti i requisiti per combattere il terrorismo” aggiungendo anche “Speriamo che saremo in grado di eliminare molto presto il terrorismo grazie al vostro (della Russia n.d.r.) supporto”. La risposta ufficiale della Russia è apparsa invece molto cauta: il Ministro Lavrov ha infatti dichiarato  molto diplomaticamente che “Siamo impegnati nella ricerca di diverse strade per una riconciliazione nazionale in Libia in accordo con le decisioni prese dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu”.

Parole, quelle di Haftar, rafforzate anche da quelle del Colonnello Adel Abd al-Kafy, facente parte del suo Stato Maggiore, che sottolinea come “L’obiettivo della visita di Haftar a Mosca è permettere alla Russia di avere un ruolo in Libia, specialmente considerando che gli Stati Uniti stanno provvedendo a fornire assistenza militare alle operazioni a Sirte, e Haftar vuole che la Russia raggiunga un equilibrio militare nell’area”. Potrebbe anche essere un effetto dell’elezione di Trump e della sua politica isolazionista, fin’ora solo propagandata: Haftar infatti potrebbe essere stato mosso dall’intento di ottenere più armi ora che si paventa un futuro (?) disimpegno americano, anche considerando che l’Europa, ed in special modo la Francia, non permetterebbe un insediamento militare russo sul suolo libico. Insediamento che farebbe gola a Mosca, in considerazione della posizione geografica della Cirenaica e soprattutto considerando la vicinanza ai campi petroliferi libici offshore e a terra.

Se la richiesta di Haftar non resterà inascoltata lo capiremo dalle mosse della flotta russa che in questo momento si trova al largo della Siria: la portaerei Kuznetsov, sebbene non abbia capacità offensive pari a quelle americane, rappresenta comunque un discreto punto di appoggio per effettuare raid grazie alla sua, seppur esigua, componente aerea imbarcata.

Paolo Mauri

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