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ostaggi-italiani-liberatiRoma, 5 nov – Sono stati liberati i due tecnici italiani, Danilo Calonego e Bruno Cacace, rapiti in Libia lo scorso 19 settembre. La notizia, in prima battuta riportata dai media libici, è stata confermata dalla Farnesina. Insieme ai due ostaggi italiani era stato liberato un cittadino canadese, Frank Poccia, anch’esso liberato. I tre si trovavano in Libia come tenici della Con.I.Cos. e al momento del rapimento stavano lavorando all’aeroporto della cittadina-oasi libica Ghat, nell’estremo sud-ovest del Fezzan al confine con l’Algeria. Come riportato anche oggi dalla Farnesina: “Calonego, Cacace e Poccia erano stati sequestrati a Ghat il 19 settembre scorso nei pressi del cantiere dove lavoravano da un gruppo armato che aveva bloccato la vettura sulla quale viaggiavano”.

Il Ministero degli Esteri italiano ha confermato poi che i due tecnici sono stati liberati questa notte e hanno fatto rientro in Italia questa mattina con un volo dedicato. La loro liberazione, stando a quanto riportato dalla stessa Farnesina, è stata possibile anche grazie alla collaborazione delle autorità libiche. Il procuratore Sergio Colaiocco ha avviato un’inchiesta sulla vicenda in cui si ipotizza il reato di sequestro di persona con finalità di terrorismo.

Ed è questo il principiale dubbio sulla vicenda al momento. Il Fezzan, la regione libica dove sono stati rapiti i due italiani, è un’area nel cuore del Sahara per lo più fuori dal controllo delle autorità di Tripoli. In questa regione a dettare legge sono le tribù Tuareg e Tebu, che hanno costituito da tempo milizie armate dedite al traffico di droga e di esseri umani dai Paesi confinanti. Circa il 70% delle entrate economiche del Fezzan è frutto del contrabbando. Più che l’anarchia, come da molti sostenuto, in questa parte della Libia dominano quindi organizzazioni criminali di stampo tribale. Non mancano poi le infiltrazioni jihadiste. A chi faccia capo il “gruppo armato” responsabile del rapimento dei due italiani e dell’italo-canadese Poccia non è dato sapere al momento, che la situazione in quest’area sia del tutto fuori controllo è abbastanza chiaro. Resta l’indubbia buona notizia e l’interrogativo: se e con chi abbiamo trattato il rilascio.

Eugenio Palazzini

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