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libiaRoma, 1 mar – E’ di fatto una guerra per procura maturata in seno alle politiche di disengagement americano. Gli Stati Uniti puntano cioè al disimpegno militare nel Nord Africa per evitare di aprirsi ulteriori fronti di guerra da attori protagonisti, dove rischierebbero di impantanarsi per lunghi anni. E le sabbie libiche spaventano forse più dell’Iraq e dell’Afghanistan, tenuti di conto costi e improbabili benefici a breve e medio termine. Ecco allora che a compiere il lavoro sporco su mandato statunitense è chiamata l’Italia, che ancora una volta si è distinta troppo a lungo per una non decisione pilatesca. Nel frattempo, come testimoniato anche oggi da Lorenzo Cremonesi, inviato per il Corriere della Sera, in Libia agiscono gli uomini dell’intelligence inglese e francese al fianco dei colleghi Usa.

Ad essere assenti sono proprio gli italiani che però dovranno guidare la missione militare. Nessuno spazio al condizionale ormai, secondo il segretario americano alla Difesa John Carter “l’Italia, essendo vicina, si è offerta di guidare la missione e noi abbiamo già promesso il nostro forte supporto”. Che sia Roma ad averlo chiesto e non Washington ad avercelo imposto è inverosimile, al di là delle dichiarazioni di Carter. Fino ad oggi infatti il governo Renzi ha provato in tutti i modi a tenersi fuori dal conflitto libico, lasciando campo libero a chi invece ha mostrato forte interesse in Libia, in primis appunto gli americani e i francesi. L’affermazione di Carter va letta quindi come un ordine ben preciso: non siete riusciti a trovare un’improbabile soluzione diplomatica, adesso intervenite alle nostre condizioni.

In pratica, mentre continuiamo a tergiversare, siamo ormai costretti a scendere in campo. Solo cinque giorni fa il ministro della Difesa italiano Pinotti si dichiarava fermamente contrario ad un nostro intervento militare: “la Libia può essere stabilizzata solo con l’intervento delle forze locali. Un intervento militare di occupazione del paese sarebbe impensabile”, affermava la Pinotti intervenendo a “La telefonata” di Belpietro su Canale 5. Adesso dovrebbe ripetere le stesse parole ad Obama. E se c’è qualcosa di improbabile è proprio che l’Italia riesca ora a tenersi fuori dalla guerra in Libia, che a questo punto sembra destinata a vederci come protagonisti, non per tutelare i nostri innumerevoli interessi economici, geopolitici e legati alla questione immigratoria, ma per non dispiacere il nostro solito mandante d’oltreoceano.

2 Commenti

  1. ..lo sbarco in Libia!!! mi pare che si parla nei tg che per lo sbarco in Libia c’è bisogno di 100,000 uomini, dunque noi in Europa stiamo vivendo tipo la grande depressione del 1929, e quelli che sbarcarono in Normandia erano tanti ragazzi americani, che avevano vissuto appunto un periodo di depressione economica, mi sembra che in Italia la truppa in congedo illimitato sia richiamabile fino a 45 anni, se nella cassetta della posta troverete la busta di color verde o rosso…in bocca al lupo..

  2. Basta chiamare I teppistelli che devastano le citta ed I gazebi incece di rompere a chi ha gia messo su famiglia che ci vadano gli antifascist I ed I comunisti a fare LA guerra dei Loro alleati del 1943

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