Barcellona, 21 ago – Oltre mezzo milione di fedeli musulmani su una popolazione di 7 milioni di catalani, con picchi di residenti di fede islamica che in certe città raggiungono agevolmente la doppia cifra. Sono queste le cifre dell’immigrazione in Catalogna, la regione spagnola più accogliente che, fra ragazzini spietati e imam radicali che li guidano, si è risvegliata nell’incubo del terrorismo.

Che a Barcellona e dintorni l’immigrazione di massa avesse fatto breccia non è certo una novità. Suonano però, oggi, estremamente profetiche le comunicazioni – scovate su Wikileaks dal giornalista Fausto Biloslavo – con le quali l’ambasciata americana in Spagna segnalava al Dipartimento di Stato Usa le proprie preoccupazioni in merito al crescente numero di immigrati provenienti dal nordafrica e dall’Asia, di stanza proprio sulla riviera al confine con la Francia. “Una pesante immigrazione, sia legale che illegale – scriveva l’allora ambasciatore Eduardo Aguirre – dal Nord Africa (Marocco, Tunisia ed Algeria) e dal Sud-est dell’Asia (Pakistan e Bangladesh) sta facendo della Catalogna un magnete per i reclutatori di terroristi”.

Nulla di nuovo, si dirà: i recenti fatti in Europa stanno dimostrando sempre più una correlazione fra immigrazione e terrorismo. Peccato che quel cablogramma risalga al 2007, esattamente 10 anni fa. Suonano allora quasi profetiche le parole dell’ambasciatore: la Catalogna era vista già all’epoca come il “maggiore centro sul Mediterraneo per il radicalismo islamico”, proseguiva Aguirre, che ha rappresentato gli Stati Uniti in Spagna dal 2005 al 2009, il quale poi aggiungeva: “Ci sono pochi dubbi che la regione autonoma della Catalogna stia diventando una base primaria di operazioni per attività terroristiche. Le autorità spagnole hanno espresso il loro timore per la minaccia di queste comunità atomizzate di immigrati inclini al radicalismo”.

Nicola Mattei

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