Barcellona, 20 ago – Il caos è spesso un buon pretesto per confondere le già agitate acque della verità. Il complottismo a tutti i costi e la velleità di analisi sensazionali da parte della miriade di sconosciuti esperti reclutati da edizioni speciali dei telegiornali, completano un quadro che viene dipinto minuto dopo minuto con tinte mai ben definite e soggetti a libera interpretazione. La comunicazione che ha accompagnato fin dal primo momento l’attentato di Barcellona non è un esempio di trasparenza e neppure di coerenza. Da un lato lascia spazio al pensiero che le autorità catalane e spagnole – due entità chiaramente distinte che in qualche modo hanno dovuto rapportarsi nello scorrere concitato delle ore – abbiano via via arrangiato i dettagli per non si capisce bene quale scopo politico o di sicurezza nazionale. Dall’altro i vari media italiani hanno dato manforte al montante senso di confusa ricostruzione, riempiendo le ore di diretta con improvvisati freelance sul campo, fantomatici esperti in studio di altrettanti roboanti quanto vacui istituti, associazioni e dipartimenti universitari. Ma veniamo ai fatti.

1. Dopo un’ora dallo schianto del furgone sulla Rambla si conosce il nome di colui che prima è l’autista, poi il noleggiatore e infine il fratello scemo che si è fatto fregare i documenti da un diciassettenne arrivato dal Marocco la domenica precedente. Pochi minuti dopo rimbalza la notizia che si è presentato spontaneamente in caserma a Ripoll per denunciarne il furto: le immagini mostrano un uomo prelevato di peso da una casa da un manipolo di gendarmi.

2. Gli attentatori hanno falciato i passanti sulle Rambla lascando a terra 3 morti e una decina di feriti: questo il primo dato ufficiale. Contemporaneamente sui social network vengono pubblicati video dove è evidente un esito ben diverso, con decine di corpi esanimi e imbrattati di sangue ogni decina di metri.

3. Il furgone è stato abbandonato davanti al mercato della Boqueria dopo aver percorso prima 300, poi 500 e infine 600 metri. I due attentatori sono fuggiti nelle vie laterali – quelle del quartiere musulmano tra l’altro – e si sono asserragliati in un ristorante turco. Le immagini mostrano un gruppo di poliziotti che armi in pugno scandagliano i corridoi del mercato coperto più famoso d’Europa.

4. Moussa Oukabir di anni diciassette, 170 cm di altezza, con una camicia bianca a righe azzurre è in fuga. Come ha fatto ad uscire dal ristorante turco? Forse c’era una porta sul retro che nessuno aveva presidiato…

5. La palazzina distrutta di Alcanar entra prepotentemente in scena e viene immediatamente collegata all’attentato, mentre partono i raid nelle periferie intorno a Barcellona. Significa forse che da mercoledì notte nessuno si era premurato di farlo, dopo che dalle macerie erano state rinvenute prima 10 poi 20 e alla fine 100 bombole del gas?

6. I megascreen degli studi televisivi presentano i volti di quattro giovani magrebini a qualche titolo coinvolti nell’attentato: il primo è sempre Moussa che pare avere 12 anni, ingenerando il senso che il tutto sia una ragazzata finita male. Ma gli altri? Che ruolo hanno? A che titolo sono coinvolti? E soprattutto: dove sono? Nel ristorante turco improvvisamente sparito dalle relazioni?

7. Ore due della mattina, Cambrils, 120km da Barcellona: una Audi A3 con cinque persone a bordo va a sbattere contro un’auto della polizia dopo aver preso a tutta velocità una rotonda. Alla guida: Moussa Oukabril. Come ha percorso in poche ore 120km per congiungersi con gli altri membri del commando? E’ lo stesso che a 17 anni ha guidato – senza patente – un furgone per traslochi a 80km/h sulla Rambla investendo centinaia di persone e che qui si capotta per una rotonda presa in maniera un po’ troppo spericolata?

8. Vengono uccisi. Quattro subito da un poliziotto super addestrato che trova a Cambrils la sua migliore collocazione, mentre sulla Rambla nessun collega ha neppure fatto il gesto di estrarre la pistola…eppure il Mossos d’Esquadra pare piuttosto votato all’interventismo.

Ci fermiamo qui. Tutto quanto riportato non presuppone nessuna teoria, nessun complotto, nessuna volontà di costruire una realtà apparente a fronte di una reale, da celare per superiori necessità di indagini in fase di svolgimento. Vuole solo essere un ulteriore spunto a tenere sempre ben deste le menti difronte alle informazioni propinate dai canali mainstream, media e istituzionali.

Decimo Alcatraz

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