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Roma, 29 ott – È iniziato il secondo tempo del film su Charlie Hebdo. Il primo si concluse con la mattanza nella sede del giornale satirico francese; il secondo è iniziato con la decapitazione per strada di un professore reo d’aver mostrato ai suoi alunni una copia delle vignette già pubblicate da Charlie Hebdo, e con l’uccisione di tre persone, di cui una decapitata, nella basilica di Nizza. Il tutto accompagnato dalle grida Allah Akbar. In Arabia Saudita, presso il consolato francese di Gedda, una guardia della sicurezza è stata ferita da un uomo armato di coltello e ad Avignone, inneggiando ad Allah, un altro uomo ha tentato di attaccare dei poliziotti in strada. È stato fortunatamente ucciso e gli agenti ne sono usciti illesi.

La decapitazione del professor Paty

Alcuni centri di culto erano già stati chiusi dopo la decapitazione del professore Samuel Paty. La moschea Pantin, ad esempio, dalla quale era stato diffuso un video di denuncia delle lezioni sulla libertà di espressione tenute dal professor Paty. Il diciottenne terrorista che lo ha ucciso aveva precedentemente contattato su Facebook il padre della studentessa che si era lamentata di quelle lezioni, ma anche il predicatore che aveva accompagnato il suddetto genitore dalla preside per esporre le proprie lamentele. Il padre della studentessa è stato il primo ad emettere una fatwa tramite un video di denuncia relativamente all’esposizione di quelle vignette. Come ben sappiamo, ogni fedele islamico può adempiere a quanto richiesto dalla fatwa. Emerge poi chiaramente il contorno lugubre che ha permesso la circolazione di informazioni e del piano di eliminazione del professore. Naturalmente, non trattandosi di una vera e propria cellula terroristica, nessuno probabilmente ha mai dato l’ordine preciso, ma tant’è. Il dato allarmante non riguarda tanto il singolo omicida che verrà condannato da un tribunale, bensì la quantità di persone che evidentemente esulteranno nel loro privato per l’eroica impresa. Con loro e nei loro confronti non v’è sostanzialmente niente da poter fare.

L’attacco alle chiese

Oggi alle 15, tutte le chiese di Francia suoneranno le campane per quanto successo a Nizza. Nel 2016, nella chiesa di Saint-Ètienne-du-Rouvray venne sgozzato padre Jacques Harmel. Oggi si è riproposta la medesima scena raccapricciante e carica di un significato simbolico drammatico: i cristiani sono attaccati anche all’interno dei loro luoghi di culto, proprio come accade in Medio Oriente e in Nord Africa, dove le comunità cristiane, un tempo maggioritarie, sono state annichilite se non addirittura massacrate. Il regime laico di Assad è rimasto uno dei pochi argini all’islamismo e al terrorismo islamico, il quale, in quei territori, è giunto sino alla creazione di uno Stato islamico delle proporzioni del Regno Unito dal quale partivano gli ordini diretti alle cellule dormienti in Europa.

Un’Europa impotente

Ed è la stessa Europa che oggi rimane inerte di fronte all’atteggiamento insolente e grottesco di Erdogan che, credendosi un sultano, intende tirare le file dell’islamismo mondiale ricreando una sorta di Impero ottomano. Dopo le parole di Emanuel Macron sulla decapitazione di Samuel Paty, Erdogan, sostenuto dai suoi ministri, ha accusato la Francia e l’Europa di islamofobia. Anche in questo caso, si tratta di un siparietto grottesco cui siamo purtroppo abituati: le vittime vengono accusate di non essersi prostrate a sufficienza e i carnefici vengono sostanzialmente assolti per via del regime di odio che essi respirerebbero in Europa. E il governo europeo, e tutte le altre istituzioni, durante una crisi impressionante come quella derivante dalla pandemia, non sono riusciti a proferir parola sugli attacchi che la Turchia ci ha riservato mentre sul selciato era ancora fresco il sangue del professore parigino.

Vi sarebbe anche il Papa col suo Vaticano. Non fosse, però, che è quel Bergoglio che, all’indomani della mattanza a Charlie Hebdo, dichiarò che chiunque offenda la madre di qualcuno si merita un pugno, innalzando anche in alto la sua mano chiusa. È probabile che oggi, dopo gli ennesimi attentati islamici, egli preferirà proporre un dialogo interreligioso all’insegna della costruzione di ponti umanitari e contro l’innalzamento di muri ideologici. Che dire: siamo fottuti.

Lorenzo Zuppini

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