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Londra, 29 ott – Proprio lui, Jeremy Corbyn, ex leader dei Labour e pupillo di ogni star “di sinistra” della Gran Bretagna è adesso al centro di una raffica di accuse di antisemitismo e il suo commento finale alla faccenda (considerata da lui “sovrastimata”) gli è ora valsa la sospensione dal partito di cui un tempo era il capo.

Corbyn e il partito indagati per antisemitismo

La decisione di espellere Corbyn dal paritito laburista è stata presa dal nuovo leader Keir Starmer. alla luce dei commenti che lo stesso Corbyn aveva fatto sulle conclusioni del rapporto. “Alla luce dei suoi commenti fatti oggi e della sua incapacità di ritrattarli successivamente, il Partito laburista ha sospeso Jeremy Corbyn in attesa di una inchiesta interna”, si legge in un comunicato del Labour. Tutto inizia con un rapporto della Commissione britannica sui diritti umani (Equality and human rights commission) che ha evidenziato come all’interno del partito laburista si verificassero “atti illegali di discriminazione e molestia” di stampo antisemita. L’inchiesta è andata avanti mesi, e ha avuto per oggetto anni di gestione del partito, con particolare riferimento alla leadership di Jeremy Corbyn, perdurata dal 2015 al 2020. Corby, storicamente, si ritiene un sostenitore della causa palestinese.

Corbyn: “Problema sovrastimato per motivi politici”

A sua volta, l’ex leader dei labour ha contestato le conclusioni contenute nel rapporto della commissione, sostenendo che sebbene in parte capisca le ragioni dei militanti e dei funzionari di origine ebraica che avevano presentato denuncia di fronte alla commissione, secondo lui il tutto sarebbe stato ingigantito. Corbyn ha lasciato la guida dei labour a dicembre dopo la batosta elettorale (il peggior risultato dal 1935 per il partito). Il nuovo leader, Starmer, ha subito preso in mano la faccenda, tuonando a Corbyn: “Se sei antisemita, non dovresti essere in nessun modo vicino a questo partito. E noi faremo in modo che tu non lo sia”. Alché Corbyn ha detto che gli dispiaceva che “ci è voluto più tempo del necessario per realizzare il cambiamento”, ma che a parer suo “le dimensioni del problema sono stato drammaticamente sopravvalutato per motivi politici dai nostri avversari dentro e fuori il partito”. E proprio quest’ultima considerazione gli è valsa la sospensione dal partito.

Ilaria Paoletti

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