Parigi, 18 ott — Sarebbe confermata l’ipotesi di stupro e tortura su Lola Daviet, la dodicenne parigina uccisa e ritrovata semidecapitata in un baule lo scorso venerdì. Ad avvalorare questa ipotesi è la confessione — di cui il sito Europe1 riporta alcuni agghiaccianti stralci — di Dhabia B., una senzatetto algerina di 24 anni, irregolare sul territorio francese, che ha ammesso di aver torturato la propria vittima e di averla violentata, prima di farla morire per soffocamento e sgozzarla. La donna è stata incriminata per omicidio, stupro, atti di tortura e barbarie, e si trova attualmente in carcere.

Per la loro efferatezza e la giovanissima età della bambina, i fatti descritti dalla donna sono difficile trascrizione.

Le ultime ore di Lola Daviet

Molte zone d’ombra circondano ancora le indagini della polizia giudiziaria parigina. Le ultimi immagini della dodicenne viva risalgono alle 15:17 di venerdì, ora in cui Lola viene immortalata dalle telecamere di videosorveglianza nell’atrio del residence dove viveva assieme alla famiglia. La ragazza appare insieme alla sua aguzzina, Dhabia. La donna ricomparirà nelle immagini delle telecamere alle 16:48, ora in cui quest’ultima esce dallo stabile da sola, in possesso di due valigie e un baule. Lola verrà ritrovata poche ore dopo all’interno del baule con i piedi legati e il viso avvolto nel nastro adesivo, due grandi tagli sul collo e scritte in inchiostro rosso sulla pianta dei piedi: il numero 0 sul piede destro, l’1 sul sinistro.

L’atroce confessione

La confessione, fa sapere Europe1, è avvenuta a telecamere spente: novantuno minuti di deposizione senza testimoni. Il fascicolo giudiziario si base attualmente solo sulla testimonianza dell’incriminata, che è apparsa completamente insensibile alla vista delle foto del cadavere di Lola. «Non mi fa né caldo né freddo. Anch’io sono stata violentata e ho visto i miei genitori morire davanti a me», questo il suo commento.

Durante la sua quarta udienza per la custodia, Dhabia ha ammesso di aver portato Lola all’appartamento della propria sorella, chiedendo alla dodicenne di fare una doccia. Successivamente avrebbe abusato sessualmente di lei: «L’ho presa per i capelli, le ho messo la testa tra le gambe […], ho avuto un orgasmo». Solo a quel punto le avrebbe tappato la bocca con alcuni giri di nastro adesivo, che avrebbero determinato il soffocamento della vittima. Di fronte agli inquirenti sconcertati avrebbe proseguito sostenendo di avere bevuto un caffè e poi di aver ascoltato della musica prima di pugnalare il corpo della ragazza con un paio di forbici, quasi fino a staccarle la testa dal tronco. Dhabia ha concluso la scioccante deposizione sostenendo di aver raccolto il sangue della piccola in una bottiglia — che al momento non è stata trovata— e di averlo bevuto.

Dichiarazioni deliranti

Questa precisa e dettagliata descrizione dei fatti secondo Europe1 corrisponderebbe perfettamente alle risultanze forensi: «in particolare il fatto che la causa della morte sia stata l’asfissia e che le coltellate alla gola siano state inferte dopo la morte di Lola». Tuttavia, nel corso delle altre udienze, Dhabia B. sarebbe ritornata sulle proprie dichiarazioni sostenendo di aver raccontato un sogno, affermando di essersi difesa da un misterioso aggressore con un coltello di aver combattuto contro un fantasma.

Una barbarie atroce per un motivo completamente futile

Dal profilo di Dahbia tracciato dagli investigatori emergerebbe una vita immersa nel degrado: senza fissa dimora e presuntamente affetta da problemi psichiatrici, era solita parlare da sola, camminare scalza e chiedere insistentemente l’elemosina. Per quanto riguarda il movente del delitto, gli inquirenti della squadra anticrimine si sono detti sconvolti di fronte a ciò che, con il passare delle ore, assume i contorni di un reato atroce consumato per motivi assolutamente futili. Sempre stando alle parole di Dhabia, alla base dell’omicidio ci sarebbe un banale alterco: la volontà di vendicarsi nei confronti della madre di Lola, custode dello stabile, che a detta dell’algerina si sarebbe rifiutata di darle un «vigik pass» per l’accesso al residence dove alloggiava anche la sorella. Rifiuto che la piccola Lola ha pagato con sofferenze atroci e infine con la morte.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. visto che dobbiamo importarci questi roiti immondi in casa,importiamoci anche
    le loro leggi:
    e IMPALIAMO lentamente questa feccia,come merita.

    (e finitela di censurarmi i commenti:che ci state a fare a fare informazione…
    se non fate vedere ANCHE quello che pensa la gente?)

  2. Ma a me non sorprende per niente quello che è successo in Francia perché circa 40 anni fa a un collega di papà che lavorava in trasferta in Africa i locali lo uccisero senza motivo e poi se lo mangiarono pure, l’azienda lo risarcì e ricompensò assumendo la figlia al posto dello sfortunatissimo,sventurato,e incolpevole genitore. In Italia è successa la stessa cosa con Pamela Mastropietro ma il fatto che fosse tossica e non solo…l’ha fatto passare per un omicidio di serie B

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