Londra 9 giu – Il vero vincitore delle elezioni nel Regno Unito è Jeremy Corbyn. Il gioco d’azzardo, come lo ha definito la stampa britannica, di Theresa May per lei è stato un boomerang e la signora dai tailleur rosso fuoco ha perso vincendo. Già perché lei le elezioni le ha vinte ma non avrà la maggioranza alla Camera dei Comuni. Di qui la necessità di stringere alleanze e accordi per governare. A meno che non si torni a breve alle urne.

L’incubo dell’hung parliament, il parlamento appeso a cui abbiamo già accennato è diventato realtà. Mentre scriviamo mancano 4 sezioni da scrutinare e quindi i conti si può dire siano fatti. 315 seggi ai conservatori e 261 ai laburisti: i primi hanno perso 12 seggi, gli altri ne hanno conquistati 31. I liberaldemocratici hanno conquistato 3 seggi in più e sono saliti a 12, gli indipendentisti scozzesi ne hanno persi 19 e ora avranno 34 seggi in Parlamento. Scomparso l’Ukip, il partito di Nigel Farage che aveva trionfato al referendum sulla Brexit. Il Regno Unito è così ingovernabile. La sterlina è in caduta libera, e viene scambiata a 1,14 contro l’euro.

Jeremy Corbyn, dicevamo, ha trionfato, e con lui i laburisti. Le sue prime parole sono state: “la politica è cambiata”, spiegando che la gente non ne poteva più sella situazione di austerity e tagli ai servizi pubblici messa in pratica dalla May. “Theresa May ha perso sostegno, ha perso seggi e ha perso voti, io credo sia abbastanza perché se ne vada” ha inoltre aggiunto. Ma Theresa ha fatto sapere che non ha intenzione di mollare e che invece sarebbe intenzionata a lavorare per formare il governo. Molto probabilmente facendo un patto con gli unionisti protestanti del DUP, che ha 10 deputati in Irlanda del Nord e potrebbe farle avere una sottilissima maggioranza. I laburisti hanno bollato questo potenziale accordo come una “coalizione di caos”.

Proprio i tagli ai servizi, a cominciare da quelli nel campo della sicurezza, potrebbero essere costatati la vittoria ai tories. Thersa May, infatti, nonostante il pericolo attentati incombente, durante il suo mandato al ministero degli Interni dal 2010 al 2016, ha tagliato del 19,5% il numero dei poliziotti in servizio in Inghilterra e Galles, circa 46.700 persone, e nello stesso periodo fece scendere il numero di poliziotti autorizzati a portare un’arma, da 6.909 a 5.639 unità. Un assist cavalcato in campagna elettorale da Corbyn che ha accusato la May di essere responsabile degli attentati jihadisti che hanno flagellato il Paese nell’ultimo periodo e ha promesso di assumere 10 mila nuovi poliziotti migliaia di guardie carcerarie.

Nelle fasi finali della campagna elettorale era girato anche un video del 2015 in cui un capo della polizia diceva alla May che i tagli avrebbero reso impossibile fare il lavoro di prevenzione necessario a impedire il terrorismo: “Corriamo il rischio di lasciare sole le nostre comunità, mettere in pericolo i nostri agenti e infine di mettere a repentaglio la sicurezza nazionale. Vorrei chiederle seriamente di riconsiderare il budget e l’ammontare dei tagli per i prossimi 5 anni”. Ma lei proseguì nella sua politica di austerity.

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