Il Primato Nazionale mensile in edicola

Gaza, 22 giu – “Abu Mazen ci sta strascinando in una guerra contro Hamas”. Sono parole di Avigdor Lieberman, ministro della difesa israeliano, pronunciate nell’ambito di un commento sulla crisi energetica a Gaza durante la conferenza annuale di Herziliya. Lieberman ha dichiarato che la politica interna palestinese ha creato la crisi umanitaria a Gaza, facendo in modo che i suoi 2 milioni di residenti vivano con meno di quattro ore di elettricità al giorno.



Da qualche giorno Israele ha iniziato a ridurre l’erogazione di elettricità del 40% e a Gaza la corrente è scesa a due ore al giorno. Questo perché l’Anp di Abu Mazen si rifiuta di pagare le bollette. O meglio, intende pagare solo il 40%. Il motivo risiederebbe in una lotta intestina contro Hamas, che a sua volta non paga all’Anp il costo dell’energia che Israele fornisce a supporto dell’unica centrale elettrica presente nella Striscia.

Togliere la luce ad Hamas, secondo l’illuminato Abu Mazen, è una tattica che indebolirebbe Hamas e in questo modo lui, e tutta l’Anp, potrebbero riprendere il controllo di Gaza, grazie alla rivolta degli abitanti nei confronti di Hamas. Quegli stessi gazawi che Hamas l’hanno votata e che ora sono pentiti ma che comunque non possono tornare a fidarsi di Abu Mazen e di Fatah che li ha abbandonati per troppi anni al loro destino. Una tattica, quella di Abu Mazen che negli ultimi mesi lo ha portato a decidere di non inviare più medicine a Gaza e a tagliare del 30% gli stipendi e le pensioni dei funzionari pubblici. Un passo che Ramallah ha deciso unilateralmente, sostiene Lieberman, senza consultare Egitto e Giordania, oltre naturalmente a Israele.

E così a Gaza l’aria torna a farsi pesante. Un po’ per le elevate temperature e un po’ perché la crisi energetica si ripercuote su ogni aspetto della vita, a partire dagli ospedali dove stano morendo sempre più pazienti.

Un colpo di scena è arrivato da Mohamed Dahlan, l’ex uomo forte dei servizi segreti di Fatah che da 5 anni è costretto a vivere in esilio negli Emirati perché accusato di tradimento da Abiu Mazen. A Ramallah rischierebbe l’arresto, ma a Gaza, dove lui è nato, cresciuto e diventato forte, in molti sperano in lui. Proprio dal suo esilio Dahlan, per il bene dei gazawi e forse anche per un suo tornaconto personale in termini di immagine, è stato l’artefice dell’accordo tra i suoi ex nemici di Hamas e l’Egitto affinché a Gaza siano arrivati mille litri di carburante per la sua unica centrale elettrica. Basteranno per due, massimo tre giorni, ma è sempre meglio di niente.

Sono ormai 3 anni che a Gaza non si fa una guerra. Un tempo in linea con gli intervalli di tempo intercorsi nelle ultime guerre che Israele ha condotto sulla Striscia da quando i coloni se ne sono andati e Hamas è andata al potere. La profezia di Lieberman potrebbe avverarsi. Anche perché ogni ora in più senza corrente alza le probabilità che da Gaza arrivino razzi su Israele. A quel punto la spirale sarebbe innescata. Con esiti già scritti.

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato