Roma, 17 mag – La Turchia non sembra intenzionata a cedere e ripete il proprio categorico niet all’entrata di Svezia e Finlandia nella Nato. Una bella gatta da pelare per chi dava ormai per scontata la porta aperta, con rischi connessi all’imprevedibile reazione del Cremlino. Come noto, difatti, l’ingresso nell’Alleanza atlantica di uno o più Paesi terzi deve essere accettato all’unanimità dagli Stati membri, oltre a prevedere una serie di requisiti stabiliti dal Trattato del Nord Atlantico. La procedura è piuttosto lunga, ma l’unico vero problema per l’adesione di Helsinki e Stoccolma, a ben vedere è rappresentato dall’opposizione di Ankara.

Il bluff dei “terroristi curdi”

Ufficialmente, la Turchia ha posto da subito il proprio “veto” affermando che le due nazioni scandinave ospitano “terroristi del Pkk”, ovvero il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, organizzazione che il governo turco considera terroristica. Erdogan ha persino accusato la Svezia di essere “un’incubatrice di terrorismo”, e siccome vi sono “rapporti che dicono che (Helsinki e Stoccolma, ndr) non estraderanno i terroristi in Turchia, non acconsentiremo all’ingresso di questi due Paesi nella Nato”. Dunque il nodo sono i curdi del Pkk?

Nessuno ha abboccato all’amo del “sultano”, il bluff è parso immediatamente sin troppo palese per non essere evidenziato come tale.  Allora come mai la Turchia punta i piedi, senza addurre motivazioni più realistiche come un pericolo per la stabilità globale e il rischio di una drastica reazione russa dai potenziali esiti catastrofici? Qualcosa lo si può evincere, innanzitutto, soffermandoci più attentamente sulle parole di Erdogan. Vediamole bene.

Perché la Turchia non vuole Svezia e Finlandia nella Nato

“Non diremo di sì a coloro che impongono sanzioni contro la Turchia” e i delegati di Svezia e Finlandia “non devono disturbarsi a venire in Turchia”, ha tuonato Erdogan. A quali sanzioni si riferisce il presidente turco? All‘embargo sull’esportazioni di armi alla Turchia che istituirono nel 2019 sia la Svezia che la Finlandia, subito dopo l’attacco dell’esercito di Ankara nel Nord della Siria per occupare zone di confine fino a quel momento controllate dai curdi. Altre sanzioni alla Turchia vennero poi annunciate dagli Stati Uniti nel 2020, allorché il governo di Ankara decise di acquistare il sistema missilistico russo S-400. Secondo la Casa Bianca, l’acquisto era incompatibile con i sistemi Nato e più in generale incrinava la posizione di un Paese membro. Di fatto, la Turchia iniziava allora a muoversi autonomamente, a cavallo tra la “fedeltà atlantica” e la necessità di rapportarsi con l’orso russo. Astuto equilibrio da potenza che non accetta diktat, altrimenti leggibile come sfacciato equilibrismo.

Negli ultimi anni però si sono aperti diversi dossier sullo scacchiere internazionale, in particolare nel Mediterraneo (sponda libica, greca, cipriota e siriana). In tal senso la Turchia può verosimilmente avanzare varie richieste, ottenendo concessioni in sede Nato prima di dare il proprio via libera all’entrata di Svezia e Finlandia. Sarebbero, eventualmente, scambi da monitorare con attenzione perché potrebbero coinvolgere anche l’Italia, già in parte scalzata da Ankara in varie aree del Mare Nostrum.

Il moderatore con le chiavi del Bosforo

E’ però difficile dire, al momento, sbilanciarsi in pronostici. Difficile dire, insomma, se alla fine la Turchia passerà all’incasso dando il proprio consenso all’entrata nella Nato delle due nazioni scandinave. Un incasso che potrebbe non valere, per Erdogan, il ruolo di mediatore che si è ritagliato nella guerra in Ucraina. Sinora Ankara ha evitato accuratamente di irritare Mosca, ergendosi a credibile interlocutore anche con Kiev. Mosse fondamentali per evitare scossoni nel Mar Nero, di cui i turchi continuano a detenere la chiave d’accesso al Mediterraneo. Un delicato status quo nel Bosforo, peraltro sempre più traballante, che Erdogan non può permettersi di mettere in discussione. Né ora né mai.

Eugenio Palazzini

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

4 Commenti

  1. Sante Bombe… Vivere Vivere Vivere… (Luciano Ligabue, Lorenzo Jovanotti e Piero Pelù)

    https://www.youtube.com/watch?v=0fXiaoHW2UI

    Io non lo so chi c’ha ragione e chi no
    Se è una questione di etnia, di economia,
    Oppure solo pazzia: difficile saperlo.
    Quello che so è che non è fantasia
    E che nessuno c’ha ragione e così sia,
    E pochi mesi ad un giro di boa
    Per voi così moderno
    C’era una volta la mia vita
    C’era una volta la mia casa
    C’era una volta e voglio che sia ancora.
    E voglio il nome di chi si impegna
    A fare i conti con la propria vergogna.
    Dormite pure voi che avete ancora sogni, sogni, sogni
    Il mio nome è mai più, mai più, mai più
    Il mio nome è mai più, mai più, mai più
    Il mio nome è mai più, mai più, mai più
    Il mio nome è mai più…
    Eccomi qua, seguivo gli ordini che ricevevo
    C’è stato un tempo in cui io credevo
    Che arruolandomi in aviazione
    Avrei girato il mondo
    E fatto bene alla mia gente
    E fatto qualcosa di importante.
    In fondo a me, a me piaceva volare…
    C’era una volta un aeroplano
    Un militare americano
    C’era una volta il gioco di un bambino.
    E voglio i nomi di chi ha mentito
    Di chi ha parlato di una guerra giusta
    Io non le lancio più le vostre sante bombe,
    Bombe, bombe, bombe, bombe!
    Il mio nome è mai più, mai più, mai più
    Il mio nome è mai più, mai più, mai più
    Il mio nome è mai più, mai più, mai più
    Il mio nome è mai più…
    Io dico si dico si può
    Sapere convivere è dura già, lo so.
    Ma per questo il compromesso
    è la strada del mio crescere.
    E dico si al dialogo
    Perché la pace è l’unica vittoria
    L’unico gesto in ogni senso
    Che dà un peso al nostro vivere,
    Vivere, vivere.
    Io dico si dico si può
    Cercare pace è l’unica vittoria
    L’unico gesto in ogni senso
    Che darà forza al nostro vivere.
    Il mio nome è mai più, mai più, mai più
    Il mio nome è mai più, mai più, mai più
    Il mio nome è mai più, mai più, mai più
    Il mio nome è mai più…

Commenta