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DuterteRoma, 21 ott – Come era facilmente prevedibile in seguito alle ultime dichiarazioni e alle ultime mosse che hanno inasprito i rapporti Usa-Filippine e riaperto invece quelli Cina-Filippine, il presidente Rodrigo Duterte ha ufficialmente tagliato i ponti con Washington per aprire a Pechino.



Proprio ieri, in un incontro con il presidente cinese Xi Jinping avvenuto nella Grande Sala del Popolo nella storica piazza Tiananmen, il presidente filippino ha dichiarato chiaro e tondo: “annuncio il mio divorzio dagli Usa”. “Stai nel mio paese solo per i tuoi interessi amico mio, è ora di dirci addio” avrebbe addirittura detto davanti alla comunità filippina presente in Cina riferendosi chiaramente a Obama. Duterte è stato ricevuto a Pechino con una delegazione di circa quattrocento imprenditori, con il chiaro intento di stringere accordi industriali ed economici oltre che politico-strategici. L’incontro è servito infatti ad apporre la firma su tredici trattati bilaterali che, stando alla portavoce del ministero degli esteri cinese Hua Chunying, riguardano genericamente – i dettagli non sono ancora noti – agricoltura, business e infrastrutture. “La Cina spera di gestire correttamente i problemi connessi, per aprire una nuova pagina per entrambi. Torneremo in pista con colloqui bilaterali per risolvere le controversie relative al Mar Cinese Meridionale”.

Le controversie relative al Mar Cinese Meridionale riguardano la recente disputa territoriale sulle isole Spratly e Scarborough, che avevano portato addirittura davanti all’arbitrato dell’Aja e a cui Pechino aveva dato una risposta di forza iniziando i lavori di costruzione di un’isola artificiale a pochi chilometri di distanza dall’arcipelago conteso, sembrano oramai superate. Lo stesso Xi Jinping ha dichiarato che queste questioni “devono per il momento essere accantonate”, dando seguito all’annuncio della fine dei lavori di costruzione dell’isola artificiale.

A Washington sembra non l’abbiano presa bene. Il portavoce del Dipartimento di Stato John Kirby ha detto che le dichiarazioni e le decisioni di Duterte sono “inspiegabilmente contrarie agli strettissimi rapporti che abbiamo col popolo filippino, così come con il suo governo, a tutti i livelli e non solo dal punto di vista della sicurezza”. Gli “strettissimi rapporti” risalgono al 1898 quando le Filippine divennero colonia statunitense dopo che gli americani strapparono l’arcipelago al dominio spagnolo. Nonostante l’indipendenza ottenuta nel 1946 gli Usa hanno sempre mantenuto basi militari che hanno visto una sempre crescente presenza di soldati americani grazie soprattutto alle concessioni dei due predecessori di Duterte, Gloria Macapagal-Arroyo e Benigno Aquino, che avevano dato di fatto carta bianca agli Usa per le manovre anti-terrorismo dopo l’11 settembre 2001. Ma come annunciato da Duterte tanto le manovre militari quanto la presenza delle basi militari sono giunte al termine, così come la presenza dei soldati americani che il presidente vorrebbe mandar via in maniera definitiva per non esasperare i possibili conflitti etnici che sarebbero nati dove c’è maggio presenza militare statunitense.

Per ora gli Usa, che perdendo l’influenza nelle Filippine perderebbero un cardine della loro influenza nel Pacifico, si limitano a chiedere spiegazioni. “Manterremo le nostre relazioni con l’Occidente”, hanno replicato in un comunicato congiunto i ministri delle Finanze e della Pianificazione economica di Manila. “Solo – vogliamo un’integrazione più forte coi nostri vicini”.

Carlomanno Adinolfi



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