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giulio-regeni-manifestoRoma, 07 feb – Cosa hanno in comune Giulio Regeni, il giovane studente trucidato al Cairo e i due Marò? L’Italia. Sono, infatti, tutti vittima dell’impotenza italiana. I due marò sono vergognosamente sequestrati dalle autorità indiane (uno in verità è in Italia, ma è di fatto prigioniero) da circa 4 anni. Il governo italiano, nonostante in molti si siano succeduti a palazzo Chigi, sino ad oggi non è stato in grado di risolvere la nota vicenda internazionale. L’Italia ha praticamente abbandonato in mani “nemiche” due suoi uomini in divisa, che aveva inviato a proteggere i mercantili italiani dai predoni del mare.

Il brutale omicidio di Regeni è ancora avvolto nel mistero. Parrebbe però che il collaboratore de Il Manifesto si fosse fatto qualche nemico in Egitto a causa delle sue frequentazioni con ambienti della sinistra massimalista anti-governativa. Non si sa chi abbia ucciso Regeni, né il motivo, quello che è certo è che immediatamente dopo il ritrovamento del corpo dello studente il governo egiziano, senza perdere un solo secondo, ha iniziato a prendere per il naso la Farnesina. Parrebbe, infatti, che l’Egitto, sulle prime, abbia provato a spacciare un’esecuzione, con tanto di torture, con un incidente stradale. Poi il cambio di rotta, le rassicurazioni, le frasi di circostanza e i ritardi nella consegna del corpo alle autorità italiane. L’Italia pare ormai che possa essere presa in giro da tutti, anche dall’Egitto, un alleato storico ed un partner commerciale di lunga data.

Ora, forse, anche a “sinistra”, inizieranno a capire cosa significa avere perso del tutto la sovranità nazionale e, quindi, la gravità del caso dei marò. Una certa sinistra post comunista, per lo più composta da un aggregato eterogeneo che spazia da SEL ai centri sociali autonomi ed anarchici, ha sempre ironizzato sulla sorte dei marò, o peggio, ne ha chiesto l’impiccagione sposando senza riserve la tesi colpevolista (del tutto infondata) sostenuta dagli indiani. “Due sporchi fascisti” in divisa, responsabili della morte di due proletari pescatori indiani non possono che meritare la forca, dicevano. Non capivano, ed in tanti non capiranno mai, che – a prescindere dalle fondatezze delle accuse – l’illegale detenzione dei Marò rappresenta plasticamente l’assoluta marginalità dell’Italia sullo scacchiere internazionale. I nostri governanti non hanno avuto il coraggio di affrontare con decisione il governo indiano. Ci ricordiamo tutti delle mezze scuse del governo “l’India è una potenza nucleare”, “dobbiamo salvaguardare le commesse”; “agiremo nelle sedi competenti” etc etc. Monti, è bene non dimenticarlo, ha voluto che i due fucilieri di marina fossero riconsegnati agli indiani dopo che erano riusciti a tornare in Italia. Una decisione sconsiderata, idiota e criminale.

Tornando al caso dello studente trucidato si può ipotizzare che se l’Italia occupasse, ad esempio, il posto che le spetta nel Mediterraneo, forse, in Egitto prima di sequestrare, torturare ed uccidere un nostro connazionale ci avrebbero pensato due volte. Il caso dei marò ha fatto capire a tutti gli italiani che il governo e le istituzioni, oggi, non sono in grado di tutelarci quando siamo all’estero e che, quindi, siamo alla mercé dei capricci di ogni stato e staterello del globo. Ieri era toccato a due soldati che facevano il loro dovere, oggi è toccato a Regeni, uno studente che forse incautamente flirtava con ambienti anti-governativi e sulla cui morte le autorità egiziane non hanno alcuna intenzione di fare chiarezza.

Federico Depetris

3 Commenti

    • Anche io : la verità pura e semplice, è che un cittadino (o una cittadina) italiano, all’ estero, non è assolutamente tutelato.

  1. Mi permetto di dissentire da quanto affermato nell’articolo. Nella vicenda marò l’Italia di Mario Monti e di Staffan de Miistura si è comportata malissimo: peggio non si poteva. Nella vicenda Regeni il nostro governi, sin’ora, mi sembra si sia mosso bene. Attendiamo il seguito prima di giudicare.

    Anche se fossimo una potenza nucleare, non avremmo potuto impedire a indiani ed egiziani di compiere ciò che hanno fatto. La dignità di una nazione non si misura dagli attentati che subisce, ma da come ad essi reagisce. E, ripeto, a mio avviso, i due casi, per le reazioni messe in campo non sono paragonabili.
    Paolo Colombati
    paolocolombati@gmail.com

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