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Roma, 9 nov – L’informazione statunitense ha deciso di zittire il presidente ancora in carica Donald Trump, e la sinistra esulta. È un collegamento ambiguo ma a cui dovremmo ormai esserci abituati: il dissidente è messo a tacere da chi gestisce l’opinione pubblica o da chi partorisce norme, e una gran parte della classe dirigente e dell’opinione pubblica stessa ne gode convulsamente.

L’anti-trumpismo sfacciato dei media

È il caso, per rimanere sull’esempio americano, del network all-news Msnbc che ha bollato come “piene di falsità” le parole di Trump. Hanno fatto la medesima cosa Abc, Nbc e Cbs. Il giornalista di Abc, David Muir, ha dichiarato che le parole di Trump sul conteggio dei voti legali e di quelli illegali erano false e quindi meritevoli di correzione. Lester Holt, di Nbc, ha dichiarato che “dobbiamo interromperci qui perché il presidente ha fatto varie dichiarazioni false”. Il giornalista di Cnn, Anderson Cooper, ha dichiarato che le dichiarazioni di Trump sulle eventuali frodi ricordano “una tartaruga obesa caduta sul guscio, che cerca di rivoltarsi sotto il sole mentre capisce che la sua ora è scoccata”. Ebbene, i più falsi, invero, sono proprio loro, perché nascondono il loro odio atavico verso il mondo repubblicano e in particolar modo verso Donald Trump dietro la correttezza della giusta informazione.

Il gusto della sinistra per la censura 

Se Trump ha perso, significa che gli americano hanno preferito Biden, buon per lui, ma niente c’entra la tartaruga, il fascismo e le varie forme di liberazione dal regime trumpiano. Naturalmente anche Twitter, dove come ben sappiamo sono visibili contenuti di qualsiasi genere, ha censurato Trump cancellando alcuni suoi tweet. I liberal nostrani erano in un brodo di giuggiole quando si sono accorti che la mannaia della censura stava mozzando la testa al nemico giurato. Enrico Letta, per citare uno che va di moda, ha commentato un tweet cancellato di Trump scrivendo che lo fa sorridere. Essere i portatori della verità assoluta ha il suo peso, e questo peso lorsignori lo scaricano segando di netto la possibilità dei loro rivali di esprimersi liberamente. Hanno una passione sfrenata per il controllo sociale e per la censura più torbida, godono immensamente quando le loro forze speciali intervengono per imbavagliare qualche sciocco che pensava di potersi esprimere e portare avanti la sua battaglia.

E Trump è stato silenziato per quale motivo? Forse perché Biden e i suoi colleghi non avrebbero avuto la possibilità di replica? Ipotesi inesistente dato che anche “sleepy Joe” ha accesso ai social network e data la vicinanza ideologica dei media che difatti hanno zittito il presidente uscente. Eppoi sono fattacci loro. Per dirla con tutti i sepolcri imbiancati di chi seguita a chiedere “cose da paese normale”, non è normale che tutto l’apparato della sinistra italiana esulti eccitatissimo alla notizia della censura patita da The Donald. Dovrebbero occuparsi delle cose loro, e non di dispensare, qua come oltre oceano, patenti di legittimità e di presentabilità in virtù delle quali verrà concesso ai loro rivali di comiziare o no. Il mondo libero dovrebbe insorgere di fronte a questo maramaldeggiare insolente, di fronte a questo coro di insopportabile censura. Dovrebbe, il mondo libero, eppure non avviene, eppure i famigerati democratici si pavoneggiano incredibilmente del loro strapotere e dell’insolenza con cui ne fanno uso. Neanche, ormai, si premurano più di travestirlo di buone intenzioni.

Il Parlamento italiano, non a caso, si sta occupando di una norma di stampo sovietico denominata Ddl Zan che andrà a colpire l’incitazione all’odio di genere, spalancando la porta ad una miriade di casi di mero opinionismo che si concluderanno con la ghigliottina. Pensate alla commissione contro le fake news facente parte della miriade di commissioni (in)utili a gestire la pandemia; pensate alla commissione Segre che avrebbe dovuto combattere il razzismo; pensate alla legge Fiano contro la vendita dei cimeli fascisti; eppoi alle mirabili liste di proscrizione stilate da certi tangheri che intenderebbero anche definirsi giornalisti. Che tragico inizio. E che tragica fine.

Lorenzo Zuppini

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