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Roma, 31 ott – Il 27 ottobre 2020 la First lady Melania Trump avrebbe – secondo Emily Hodgin – simbolicamente chiamato alle armi il popolo nazionalconservatore statunitense. Se nel suo precedente discorso alla convention repubblicana, lo scorso 26 agosto, aveva invitato a abbassare i toni e aveva quasi steso le mani in segno di pacificazione e unità nazionale verso i Dem e i Liberal, ora di fronte alla logica da guerra civile che la Sinistra radicale – la cui agenda ogni giorno di più si declina come linea maestra del Partito Democratico statunitense – sta imponendo alla società civile americana, Melania sembra alzare una decisiva barriera “nazionalconservatrice” e antiprogressista.

Il linguaggio del corpo: Melania è pronta alla guerra?

Judi James ha analizzato l’aspetto e il cosiddetto linguaggio del corpo. In piedi sull’attenti, vestita in divisa da combattimento, sostenuta da un mare di bandiere patriottiche, il discorso di Melania, per l’esperto, sembrava quasi una chiamata militare alle armi.

Di seguito, spiega sempre James, la Flotus ha abbagliato il pubblico in delirio per lei con la sua femminilità e il suo sorriso radiante: “Il sorriso di Melania è diventato così l’elemento principale in termini di fiducia con il popolo. Abbandonando la sua tradizionale espressione, che è solitamente quella enigmatica di una Sfinge, stasera Melania ha liberato un sorriso, caldo e materno a tratti e radioso e largo in altri momenti”.

La First Lady si è trovata a suo agio con il popolo conservatore, ha esaltato i valori della famiglia e della campagna profonda americana, che non sarà mai conquistata dai laicisti radicali, ha attaccato il progressismo tecnocratico globalista che sta distruggendo i valori della differenza e della multiformità. Joe Biden è stato definito come il simbolo di tale strategia ultra-progressistica, per cui la guerra di Biden è quella stessa, storica guerra, delle elite della Sinistra radicale contro il popolo e contro i lavoratori conservatori e innamorati della propria famiglia, essendo Biden un uomo di apparato da più di trent’anni. Non è la guerra per il lavoro e per i valori tradizionali di cui l’America avrebbe bisogno. L’agenda del radicalismo di sinistra di Biden, ha detto la Flotus, godrebbe di una totalitaria copertura mediatica e informativa e si basa secondo Melania su “pettegolezzi inutili e su intrighi di Palazzo”. Negli Usa, nel mondo, bisognerebbe perciò alzare di fronte al muro dissolutore progressistico il contromuro dei “valori tradizionali” e dell’armonia sociale fondata sul lavoro.

Una nazionalconservatrice non nazionalista

Melania è una decisa conservatrice, per molti versi anche più di Donald Trump, le cui radici ideologiche libertarie e individualistiche non possono essere trascurate. La Flotus ha infatti detto che in taluni casi non si trova d’accordo con il marito, in rari momenti è stato anche esagerato, il nazionalismo sarebbe un eccesso, ma ne ha lodato l’amore patriottico e il rispetto per gli elettori e per i cittadini. Ha specificato che in questi ultimi quattro anni “The Donald” ha vissuto completamente al servizio degli Usa e del suo popolo lavoratore e imprenditore in modo particolare.

Questa impostazione strategica, di tutela del lavoro e della socialità, è quella che lo ha ispirato anche durante la rivoluzione del Covid. Biden avrebbe fatto meglio durante l’emergenza Covid? Questo si chiede ironicamente Melania. Sicuramente, è la risposta, se fare meglio significa distruggere l’occupazione, la tutela del lavoro, la piccola impresa. Questo per la Sinistra significherebbe fare meglio: distruggere i valori tradizionali e le piccole imprese.

Mikhail Rakosi

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