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Berlino, 25 gen – Tutti ricorderanno il 2015, l’annus horribilis per le frontiere europee, o meglio dell’apertura scriteriata delle frontiere. Allora Angela Merkel si pose alla testa dell’ampio schieramento pro-accoglienza, permettendo l’entrata in Germania (ma anche in Spagna e in Italia) di milioni di immigrati. Lo Stato tedesco, infatti, dal 2015 ha accolto circa 1,5 milioni di profughi o presunti tali. Dal 2014 al 2017, la Repubblica italiana si è invece fatta carico di circa 650mila immigrati. Risultato? La Merkel, pur mantenendo la cancelleria, ha comunque «perso» le elezioni, mentre in Italia abbiamo assistito al collasso del Pd pro-accoglienza e alla fulminante ascesa della Lega anti-immigrazionista.



Insomma, si può dire che la foga umanitarista della Merkel le sia costato il posto. Eppure, nonostante tutto, il cancelliere tedesco non si è dato per vinto e si è battuto alacremente per la sottoscrizione del Global compact, il patto Onu sull’immigrazione. Ora però, pur non rinunciando alla retorica (e al business) dell’accoglienza, la Merkel ha cominciato a espellere molti immigrati. Si parla di qualcosa come più di 35mila presunti profughi. E un terzo di costoro, ossia 11.700, verrà proprio in Italia, ossia a casa nostra.

Questo è possibile in base al trattato di Dublino III, sottoscritto nel 2013 dai nostri lungimiranti politici. Secondo questo accordo, gli immigrati devono essere presi in consegna dal Paese di primo approdo. In sostanza, soprattutto da Italia e Spagna, ossia le frontiere fisiche dell’Europa meridionale. Detto in parole poverissime, la Merkel ha fatto l’accogliente e la no border con i confini degli altri. Perché, si sa, l’Unione europea, per tedeschi e francesi, va bene solo quando torna a loro vantaggio. Vale a dire: a svantaggio nostro.

Valerio Benedetti



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