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Berlino, 3 mag – Ieri Matteo Salvini e Viktor Orbán si sono incontrati in Ungheria per parlare di Europa e immigrazione. L’obiettivo dei due leader, che appartengono a due eurogruppi differenti, è quello di suggellare un’alleanza tra il Partito popolare europeo (Ppe), di cui fa parte Orbán, e le varie formazioni euroscettiche all’Europarlamento. In altri termini, lo scopo è un’alleanza tra sovranisti e conservatori: un patto che, in pratica, metterebbe fuori gioco i socialisti e sposterebbe più a destra l’Unione europea. Salvini ha infatti dichiarato che, «se alle elezioni vincono Orbán e la sua visione nel Ppe, l’alleanza con noi è nelle cose». Gli ha fatto subito eco il premier ungherese, specificando che «il Ppe deve restare aperto alla collaborazione con le destre, come quelle di Salvini. Io sono convinto che la Ue abbia bisogno di un’alleanza di partiti contro l’immigrazione».

La Merkel usa il pugno duro

Tuttavia è una strategia difficile, quella perseguita da Salvini e Orbán, anche perché bisognerebbe mettere d’accordo forze politiche molto diverse tra di loro. E infatti Angela Merkel, in visita in Niger, ha messo subito una pietra tombale sul sogno del leader della Lega: «Non ci sarà alcuna alleanza con le destre», ha affermato perentoriamente il cancelliere tedesco. In questo la Merkel ha sposato in pieno il pensiero di Manfred Weber, capogruppo del Partito popolare europeo (Ppe) nonché candidato del partito alla carica di presidente della Commissione europea. Weber, com’è noto, ha da tempo escluso qualsiasi collaborazione con i populisti di destra. E ci ha tenuto a ricordare che Orbán non ha voce in capitolo, dal momento che il suo partito, Fidesz, è stato sospeso dal Ppe per le sue «dichiarazioni antieuropee e antisemite». Stessa posizione ha assunto anche Annegret Kramp-Karrenbauer, segretario della Cdu e delfina della Merkel.

Il tedesco Manfred Weber è capogruppo del Partito popolare europeo (Ppe) e ha l’appoggio della Merkel per la presidenza della Commissione europea

Cambiare l’Europa? Impossibile

Queste esternazioni, benché prevedibili, arrivano però come una doccia gelata per Salvini. Il leader della Lega, infatti, sa benissimo che, per cambiare veramente qualcosa nell’Unione europea, un accordo con il Ppe è essenziale. Sovranisti ed euroscettici, del resto, con ogni probabilità non andranno oltre il 20-25% alle elezioni del 26 maggio. Si tratterebbe di una crescita notevole, questo è chiaro, ma anche di una percentuale che non consente alcun margine per una manovra incisiva. Ma se gli uomini-chiave del Ppe gli sbattono la porta in faccia, ogni speranza di mantenere le promesse elettorali andrebbe di fatto a svanire. E anche la prossima legge di Bilancio assumerà per l’Italia i contorni di un salasso. Solo che, la prossima volta, per Salvini non ci saranno più scuse.

Valerio Benedetti

1 commento

  1. Non per nulla la tedescona degenere è stata insignita del ” premio Kalergi”!!! Che cosa potevamo aspettarci?… Sta’ svendendo bellamente il suo Paese, (parlare di PATRIA con e per certa gente è veramente troppo!), e l sua gente! Figuriamoci gli altri Europei, che lei considera, da mercantilistica banchiera “mainstream”, soci di minoranza tali da non dover neanche consultare, se non addirittura : ” parco buoi” tout court, per dirla in un linguaggio “borsistico”. Buona fortuna! Patrioti Europei!!!

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