Berlino, 15 giu – L’astro di Angela Merkel, ormai è chiaro, si sta eclissando. Sono mesi che «la donna più potente del mondo», infatti, potente non lo è più. Perlomeno non come ai tempi d’oro. L’ultima grana, potenzialmente esiziale, è arrivata dallo strappo di Horst Seehofer, leader della Csu (la «sorella» bavarese della Cdu merkeliana) e ministro dell’Interno del nuovo esecutivo. Seehofer ha detto chiaro e tondo che, se la Merkel non appoggerà il suo piano di respingimenti, è pronto a fare da solo. In effetti, questa situazione è del tutto inedita: mai i due partiti dell’Unione erano arrivati a questo livello di tensione. Ieri, ad esempio, i due gruppi parlamentari di Cdu e Csu hanno convocato sedute separate: era la prima volta nella storia.

La Merkel, dunque, è chiamata ora a tentare di ricucire lo strappo. Eppure, finora non si è mossa con grande moderazione e flessibilità: ha rifiutato ben due proposte di compromesso dei bavaresi. Per questo motivo dovrebbe incaricarsi della mediazione il decano Wolfgang Schäuble che, pur rinnovando la sua fedeltà alla Merkel, in passato è stato piuttosto critico sulla sua gestione del fenomeno immigratorio. Schäuble quindi, vista la stima di cui gode presso entrambi i partiti, sembra la figura giusta da giocarsi come paciere. Il compito, tuttavia, non è semplice. La Csu è decisa a usare il pugno di ferro sull’immigrazione per recuperare i consensi persi in favore dei populisti dell’Afd, mentre la Spd (convinta a forza a entrare nella «grande coalizione») non vuol sentire parlare di deviazioni dal contratto di governo, dove su immigrazione e diritto d’asilo sono menzionate riforme molto blande. Insomma, il rischio di una rottura della maggioranza, benché non rappresenti lo scenario più probabile, è comunque reale e rimane alto.


La Merkel, com’è noto, sul tema dei rifugiati e sullo spostamento a sinistra della Cdu ha investito gran parte del suo credito politico. Una sterzata, quindi, non potrebbe che indebolire ulteriormente la sua già precaria situazione. Uscita molto ridimensionata dalle elezioni di settembre, infatti, la Merkel è con ogni probabilità al suo quarto e ultimo mandato da cancelliere. Nella Cdu sono mesi che si parla di cambiamento e rinnovamento al vertice, sebbene non sia stato ancora trovato un degno sostituto (anche perché la Merkel è stata inesorabile nel «bruciare» tutti i suoi possibili delfini). Comunque una cosa è certa: una Merkel più debole in Germania è anche una Merkel più debole in Europa. E, visti i suoi trascorsi interventi di destabilizzazione dell’Italia nel 2011, almeno questa è una gran bella notizia.

Giovanni Coppola

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