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Roma, 15 feb – Alla Casa Bianca non c’è più Trump, ma le perplessità sul comportamento opaco della Cina nella gestione della pandemia – e nell’origine della stessa – sono state fatte proprie anche dall’amministrazione Biden: la missione dell’Oms effettuata nella tristemente nota Wuhan si è infatti conclusa e gli esponenti dell’organizzazione hanno lamentato, espressamente, la assai scarsa trasparenza delle autorità cinesi e la un’assai lacunosa collaborazione all’evoluzione dell’indagine. Proprio il rifiuto di condividere i dati clinici e di laboratorio da parte di governo e di autorità sanitarie cinesi ha molto indisposto l’amministrazione americana. Segno evidente che le accuse di Trump, lungi dall’essere populistiche o razziste, avevano colto nel segno.

Missione Oms: la Cina è sorda, cieca e muta 

Quello che rischia di trasformarsi in un autentico caso diplomatico tra Pechino e Washington, già ai ferri corti per varie altre questioni geopolitiche ed economiche, è stato rivelato dalla Cnn. Gli scienziati OMS in missione in Cina hanno scoperto segni evidenti di una diffusione del virus nell’area di Wuhan molto più endemica, consistente e pervasiva di quanto si potesse pensare in precedenza. Il problema è che medici e scienziati avrebbero necessità di accedere ai campioni di sangue dei pazienti per ultimare verifiche ancora più accurate. E qui ci si scontra con il muro innalzato in fretta dalle autorità di Pechino.

Un anno di insabbiamenti 

Ma la Cina è sorda su questo punto e non fornisce alcuna forma di dato o di collaborazione. Un atteggiamento piuttosto curioso per un Paese che ha cercato prima di negare l’esistenza del virus, poi di farsi passare come modello nella gestione e nel contrasto alla pandemia e successivamente anche di scaricare le responsabilità su altri Paesi, come ad esempio il nostro. Il microbiologo Dominic Dwyer ha dichiarato senza mezzi termini che la Cina si sarebbe rifiutata di consegnare alcuni dati, e proprio per questo Gran Bretagna e Usa stanno esercitando forti pressioni nei confronti di Pechino.

Virus presente a Wuhan già a dicembre 2019

Peter Ben Embarek, investigatore capo dell’OMS e della missione, ha detto alla CNN che la massiva diffusione del virus nell’area di Wuhan porta con sé i segni di almeno dieci ceppi di coronavirus circolanti già a dicembre 2019. Il che significa che il virus già all’epoca era variato e circolava in maniera incontrollabile. Il primo paziente, contagiato l’8 dicembre di quell’anno, intervistato dai medici Oms non aveva viaggi alle spalle.  Questo a denotare in maniera limpida la nascita autoctona in Cina del virus. Tornato in Svizzera, Embarek ha avuto modo di dichiarare: «il virus circolava ampiamente a Wuhan a dicembre, il che rappresenta una nuova scoperta». A breve si attende il rapporto scritto della missione.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Meno male. Si cominciava a pensare che i ricercatori (quali scienziati?!) fossero andati in Cina come turisti culturali, visto il tempo che c’erano rimasti…

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