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Milano, 7 apr. – 77 giorni dopo l’inizio della sua presidenza Trump ha bombardato la Siria, nello sconcerto di una parte del mondo e nel giubilo di Israele, dei turchi, dei sauditi e dei ribelli siriani. Ahrar Al Sham, il più grande gruppo ribelle armato siriano, ha dichiarato a NBC News che “accoglie ogni intervento americano attraverso attacchi chirurgici che scoraggi le capacità regime di Assad di uccidere civili e ridurre la sofferenza del nostro popolo”. La pioggia di missili americani che nella notte si è riversata sulla Siria ha lasciato sul campo diversi morti, anche se non si sa ancora con precisione quanti. Forse 5, presumibilmente di più, considerando la natura dei missili.

Guardando all’attacco di questa notte, che potrebbe segnare il passo per un conflitto ben più ampio, che non potrebbe non limitarsi ai confini siriani, ci sono alcuni elementi da considerare.

  1. Oltre al plauso di Netanyahu, anche il presidente israeliano Rueven Rivlin ha dichiarato che il bombardamento americano è stata una “risposta adatto e appropriata” all’uso di armi chimiche in Siria, “un esempio per tutto il mondo libero, che deve sostenere ogni passo per far finire le atrocità in Siria”. Qualche giorno fa il giornale israeliano Maariv riportava di alcune lettere inviate da Gerusalemme a Damasco in cui Israele addirittura sarebbe stato disposto a ritirarsi dal Golan se Assad avesse rigettato la sua alleanza con l’Iran ed Hezbollah. Segno che una possibile guerra alle porte di casa per Israele sarebbe difficile da sostenere. Soprattutto dopo la pesante e umiliate sconfitta riportata nel 2006 con la guerra in Libano.
  2. Pare che la Russia, contrariamente a quanto sostiene, sia stata avvisata in anticipo dell’attacco americano. Trump, secondo il Pentagono, avrebbe inviato Rex Tillerson a Mosca e preso la decisione di attaccare solo dopo il suo ritorno a Washington. Ma lo stesso Tillerson smentisce di aver avuto contatti con la Russia prima e dopo lo strike. Putin parla di “aggressione contro uno stato sovrano”.
  3. Non va dimenticato che proprio alla vigilia dell’attacco di Trump alla Siria Putin ha riconosciuto Gerusalemme Ovest come capitale di Israele. Nessuno al mondo mai l’aveva fatto prima. La cosa però lascia intendere che la zona est della città, occupata militarmente dal 1967, dovrebbe essere la capitale di un futuro stato di Palestina. Cosa che Israele non gradisce, sia perché sono sempre di più i coloni ebrei che negli ultimi anni hanno cominciato ad abitare la Città Vecchia, che appartiene a Gerusalemme Est, e soprattutto perché Israele ritiene che Gerusalemme sia indivisibile. E infatti al momento non c’è stata ancora alcuna reazione da parte israeliana al sorprendente annuncio di Mosca. Solo un funzionario diplomatico israeliano ha detto che la decisione russa potrebbe sottintendere l’intenzione di sviare le critiche relative al fatto di essere il principale supporter di Assad.
  4. E proprio all’indomani dell’attacco di Khan Sheikhoun il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman ha dichiarato al quotidiano Yediot Ahoronot che Israele ha le prove che la strage sia stata ordinata da Assad e sia stata condotta con armi chimiche. Mai prima Israele si era espressa nei confronti di quanto avveniva in Siria in maniera così netta e forte: “I due attacchi” ha dichiarato Lieberman “sono stati condotti su ordine diretto e dietro progettazione del presidente siriano Bashar Assad, mediante aerei da combattimento siriani. Lo stabilisco con una certezza del 100 per cento”. Potrebbe essere questa la molla che ha spinto Trump ad avere il via libera all’attacco. E l’Idf, l’esercito israeliano, è stato informato in anticipo dell’attacco e ha sostenuto la decisione.

2 Commenti

  1. A proposito Dovreste sapere (voi di Primato nazionale)che il bombardamento Usa é stato un fallimento.La maggior parte dei missili Usa sono stati abbattuti.Non solo.La Russia ha deciso che non condivide più lo spazio aereo siriano con nessun altra potenza .Soprattutto Usa e Israele…

  2. Salve, qualcuno sa darmi il link dell’articolo di Maariv in cui si parla delle lettere inviate da Israele

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