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Roma, 7 apr – C’è un’ipotesi inquietante che sta emergendo sulla strage di San Pietroburgo: secondo l’agenzia Interfax, gli investigatori stanno prendendo in considerazione la versione secondo cui il 22enne uzbeco-kirghizo ritenuto responsabile dell’attentato potrebbe essere stato utilizzato come terrorista suicida a sua insaputa. Qualcuno gli avrebbe detto di nascondere due ordigni nel sottosuolo del metrò e in un vagone, e poi scappare, salvo poi farlo saltare in aria. Una tesi non nuova, nella storia del terrorismo, tant’è che l’ipotesi emerse anche a proposito della strage di Bologna. Per capire analogie e differenze tra le due stragi abbiamo sentito Valerio Cutonilli, che alla mattanza del 2 agosto del 1980 ha dedicato due libri: Strage all’italiana (Trecento) e I segreti di Bologna (Chiarelettere), scritto in collaborazione col giudice Rosario Priore.

Un trasportatore di bombe che viene fatto saltare a sua insaputa. Lo scenario che si va delineando su San Pietroburgo non è nuovo, vero?

Credo che per prima cosa vada verificata e approfondita questa notizia. Mentre un’analisi risalente nel tempo consente di accedere a delle fonti e di incrociare i dati, quando ragioni su dati attuali non sai cosa ti stanno propinando. In questi giorni sembra siano in atto iniziative di guerra psicologica (e non solo): gli oppositori russi, la strage di San Pietroburgo, il presunto bombardamento con armi chimiche della Siria, Trump che mostra i muscoli al mondo… Io non so come si coordinino questi fatti. Magari tra qualche tempo potremo saperne di più. Certo, questa circostanza mi ha incuriosito, per via dell’analogia con quanto emerse a Bologna.

Come si fece largo la tesi del trasportatore di esplosivo inconsapevole, a Bologna?

Anni fa, studiando gli archivi del processo della strage di Bologna, trovai una relazione del Sisde che mi incuriosì molto. Un ufficiale formulava un’ipotesi, non suffragata da elementi, almeno dichiarati, secondo cui la strage di Bologna sarebbe stata consumata attraverso il sacrificio di un trasportatore di esplosivo ignaro. Una persona che era convinta di essere di passaggio a Bologna e che invece saltò in aria con la sua valigetta per volere dei suoi committenti. Per gli analisti di intelligence, quindi, questa è una delle ipotesi possibili in caso di attentato. Ed è uno schema che mi è tornato alla memoria quando ho iniziato a studiare la strage all’Oktoberfest del 26 settembre 1980, di qualche settimana successiva.

Che attendibilità possiamo dare a questa pista?

La mia opinione è che gli aspetti tecnici della strage siano molto meno chiari di come sono stati rappresentati per molti anni. Il dato certo che noi abbiamo è che quel giorno a Bologna c’era un appuntamento del gruppo Carlos. Addirittura la Procura di Bologna, in genere non benevola verso le interpretazioni alternative, ha detto che si tratta di una presenza ingiustificata. Quello che non si capisce è come sia avvenuta tecnicamente la strage. Tra le ipotesi c’è appunto quella del trasportatore sacrificato. Ci sono delle evidenze, anche tra le macerie, di una serie di elementi che fanno pensare che qualcuno non l’aveva prevista. Si tratta, lo voglio precisare, di un’ipotesi non dimostrata, ma che non si può nemmeno escludere.

Ci potrebbe essere, quindi, una similitudine con i fatti russi.

Magari i protocolli che si adottano possono essere analoghi, ma parliamo di due terrorismi completamente differenti. Quello di una volta era gestito dall’Urss. Quello di questi anni non ha una base ideologica ma ha uno sfondo religioso ed è palesemente supportato da paesi arabi filo-americani. Sono due situazioni opposte, ma i metodi operativi possono essere simili.

Certo stupisce che la rete islamista, che dispone di un numero incalcolabile di aspiranti terroristi suicidi consapevoli, si vada ad affidare a uno inconsapevole. Il che farebbe pensare a un qualche ruolo dell’intelligence.

Da un punto di vista teorico l’osservazione è ineccepibile. Ma per ora non sappiamo bene come sono andate le cose. Se fosse confermato il dato del trasportatore inconsapevole, sarebbe un’azione che richiama schemi diversi dal modulo dell’attentatore suicida solitamente adottato dal terrorismo islamista.

Si è molto parlato anche di una presunta strage di Stato. Ovviamente non sapremo mai la verità. Ma, a livello di schema generale, la spiegazione può reggere?

Anche rispetto alla storia italiana io non credo assolutamente alla tesi delle stragi di Stato. Le responsabilità istituzionali sono evidenti, ma più nell’inquinare lo scenario all’interno del quale si consuma il fatto. Non credo alle stragi organizzate dallo Stato per stabilizzare i governi, anche perché si è ottenuto l’effetto opposto, le nostre istituzioni ne sono uscite fortemente destabilizzate. Per quanto riguarda San Pietroburgo, non credo che possa essere un’iniziativa del governo tesa a ottenere un consenso, perché il consenso ce l’ha già. Non mi sembra che l’atto possa essere funzionale. Questa ipotesi della strage di Stato è semmai emersa nelle analisi occidentali, per far sì che la strage non causasse quell’ondata di simpatia verso la Russia, come in genere accade quando un Paese è colpito dal terrorismo.

(a cura di Adriano Scianca)

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