Washington, 1 dic – Si è spento questa notte, all’età di 94 anni, George H.W. Bush. Da tempo malato di Parkinson e costretto su una sedia a rotelle, l’ex presidente degli Stati Uniti aveva perso lo scorso aprile la moglie, la first lady Barbara.

George Bush, diventato “Senior” per distinguerlo dall’omonimo figlio dopo l’elezione di quest’ultimo alla Casa Bianca sempre nel campo repubblicano, è stato protagonista – nel bene e nel male – della politica internazionale recente. Le sue scelte hanno segnato un’epoca, con effetti a cascata destinati a farsi sentire ancora a lungo.

Era il gennaio 1989 quando Bush si insediò come 41esimo presidente, dopo otto anni da vice di Ronald Reagan. Pochi mesi più tardi, la caduta del muro di Berlino segnò l’inizio della fine dell’Unione Sovietica, destinata a collassare entro pochi mesi. Un mutamento storico, che sanciva la fine del mondo bipolare aprendo vaste praterie all’azione degli Usa.

Passaggio chiave della nuova strategia a stelle e strisce fu la Guerra del Golfo, l’aggressione all’Iraq che segnò l’inizio dell’ingerenza diretta di Washington negli affari mediorientali. Una vicenda tutto tranne che chiusa, dati i numerosi fronti ancora aperti nell’area dallo stesso Iraq all’Iran, passando per la Siria, lo Yemen e l’Isis.

Lo stesso anno dell’operazione Desrt Storm fu lo stesso Bush a pronunciare il discorso nel quale usava per la prima volta l’espressione, poi diventata di uso comune, “Nuovo ordine mondiale“. L’intento era delineare la strategia di cooperazione con Mosca, inizialmente in posizione di superiorità diventata però poi, nel corso degli anni, una replica nel terzo millennio dello schema della Guerra Fredda.

Nicola Mattei

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