Reims, 11 lug – Vincent Lambert, il paziente tetraplegico in stato vegetativo da dieci anni diventato il simbolo del dibattito sul fine vita in Francia, è morto stamattina di inedia e di sete. Dopo nove giorni di attesa Lambert si è spento a seguito della “procedura di interruzione dei trattamenti” avvenuta sotto “sedazione profonda e continua” avviata martedì scorso a seguito di una sentenza della Corte di cassazione francese pubblicata il venerdì prima.

Nove giorni di agonia

Lambert, quindi, è stato tenuto costantemente sotto sedazione e gli è stata interrotta la somministrazione di nutrienti e di liquidi. L’uomo ha impiegato nove giorni per morire letteralmente di fame e di sete, piantonato dalla gendarmeria che impediva l’ingresso a chiunque non fosse autorizzato, arrivando a chiedere i documenti ai genitori del morituro. In un video che fece il giro del mondo Vincent Lambert dimostrava di non voler morire e piangeva mentre i genitori gli comunicavano che i medici avevano manifestato l’intenzione di staccare l’alimentazione.

Una famiglia divisa

La famiglia di Vincent era divisa sulla decisione: la moglie, Rachel, così come così come sei dei suoi fratelli e sorelle e il nipote Francois sostenevano che lui non avrebbe voluto vivere in questo stato; ma gli anziani genitori, ferventi cattolici, si sono opposti con ogni mezzo.  La battaglia legale è iniziata nel 2013 quando fu ordinata una prima sospensione delle cure, poi ripristinata e di nuovo sospesa attraverso un tira e molla di 34 ricorsi in tribunale. Lambert, morto a 43 anni, era padre di una bambina nata nel 2008, qualche mese prima dell’incidente stradale che lo aveva ridotto in stato vegetativo. Mercoledì sera, oltre 300 persone si sono radunate davanti alla chiesa di Saint-Sulpice a Parigi per una veglia di preghiera. L’epilogo di questa vicenda getta ora un’ombra di dubbio sul futuro di tanti malati in stato vegetativo: cosa dovranno aspettarsi quelle migliaia di altri francesi in condizioni di non-autosufficienza che rimangono in balia di una politica sanitaria decisa a ridurre la spesa nazionale per la salute, abbattendo i costi per le cure degli inguaribili più gravi? Il tutto, supportato dalla visione “progressista” condivisa da tanti operatori, secondo i quali si può decidere di poter somministrare vita e morte come si scelgono i vestiti la mattina.

Cristina Gauri

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