Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 13 apr – Non accennano a placarsi le polemiche sulla crisi diplomatica in Siria, scatenata dalle accuse rivolte ad Assad di aver attaccato i civili con l’ausilio di armi chimiche. In questo scenario da riedizione della Guerra Fredda, Stati Uniti e Russia continuano a punzecchiarsi a distanza. Adesso è la volta di Mosca, che passa al contrattacco e rincara la dose. A parlare è Sergej Lavrov, il ministro degli Esteri russo, che afferma di essere in possesso di «dati inconfutabili» che dimostrano che «l’attacco chimico di Douma è stato organizzato dai servizi speciali di un Paese che, ora, sta cercando di essere nelle prime file della campagna russofoba».
Anche senza fare il nome della potenza responsabile, l’accusa del ministro rimane fortissima. Lavrov mette inoltre in guardia i Paesi europei dall’appoggiare l’offensiva statunitense contro l’esercito di Assad: «L’attacco americano in Siria rischierà di portare nuove ondate di profughi in Europa». Secondo Lavrov, dunque, potrebbe ripetersi un effetto domino simile a quello causato dalle cosiddette “primavere arabe”, che hanno inaugurato l’emergenza dell’emigrazione di massa verso l’Europa.
«Dio non voglia – ha proseguito Lavrov – che in Siria vi siano azioni avventate come quelle avvenute in Libia o in Iraq». Il ministro specifica infatti che in Siria sono sufficienti «piccoli incidenti per provocare di nuovo ondate di migranti verso l’Europa, e in altre direzioni, che non servono affatto a noi e ai nostri vicini europei», ma che possono giovare unicamente a coloro che «sono protetti dall’Oceano». Recentemente Vladimir Putin e il presidente francese Emmanuel Macron sono entrati in contatto telefonico e si sono impegnati reciprocamente a lavorare insieme per una de-escalation della crisi siriana.
Vittoria Fiore



La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta