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Roma, 8 nov – Che Joe Biden rappresenti in questo momento l’alfiere del progressismo americano ed internazionale è chiaro ed evidente. Ad avvalorare ciò ha pensato il colosso dell’informazione Bloomberg in un recente articolo in cui viene analizzato quali e in che percentuali il personale delle multinazionali ed enti vari americani hanno finanziato le campagne elettorali di Biden e Trump e quali categorie di lavoratori con percentuali annesse hanno fatto donazioni per i due sfidanti per la Casa Bianca.

Interi centri di potere monopolizzati da Biden

A destare subito stupore è la maggioranza schiacciante di enti e “big companies” pro Biden rispetto ai soli tre di Trump.

Il primo dato che ci invita ad una riflessione è l’84% per Biden dei 12mila donatori appartenenti ai veri dipartimenti dell’attuale governo degli Stati Uniti, a riprova del fatto che Trump in questi anni ha avuto un braccio di ferro continuo con interi apparati governativi del così detto Deep State americano.

Dai dati emerge inoltre l’egemonia culturale con percentuali bulgare del Partito Democratico statunitense all’interno degli atenei più famosi del mondo. Su 2800 donatori di Harvard, ad esempio, solo il 4% ha finanziato la campagna di Trump contro il 96% per Biden. Stesso discorso per l’altro grande ateneo della west coast, Stanford: il 95% dei 3000 donatori sono per Biden.

Le multinazionali quinta colonna del globalismo

Non potevano mancare varie multinazionali che rappresentano oggi il braccio armato del pensiero unico che inondano il mondo con i loro prodotti e contenuti politicamente corretti, tutte schierate per l’ex vice di Obama.

Troviamo tutte le aziende della Silicon Valley: Google e Facebook (97%), Apple (92%), Amazon (80%) e Microsoft (90%). Il consenso per Biden è forte anche in altri settori, come Disney (84% su 4100 donatori) e Starbucks (87% su 2600 donatori).

Un’America spaccata in due

Come le ultime elezioni hanno manifestamente evidenziato – a differenza delle previsioni “mainstream” – la società americana è divisa in due parti. Da una parte abbiamo una classe dirigente e culturale democratica, dall’altra i cosiddetti “forgotten men” i vinti della globalizzazione che come 4 anni fa hanno votato in massa repubblicano.

Nella prima categoria troviamo insegnanti, professori universitari, educatori, nei quali la percentuale di finanziatori per Biden supera il 90%, artisti, manager, avvocati e scienziati, in cui i donatori per Trump sono in media meno della metà. Nella seconda categoria invece le percentuali di donatori sono state favorevoli a Trump, rispecchiandone appunto l’elettorato.

Piccoli e medi imprenditori, autisti, ufficiali di polizia, operatori vari e allevatori, in tutte queste categorie di lavoratori che rappresentano quell’America profonda le cui istanze sono da anni inascoltate dai dem, le percentuali di donatori per la campagna di Trump sono sopra il 60% con picchi dell’84%.

Riccardo Natale

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4 Commenti

    • Già tutti i veri alfisti (vedi simbolo della vettura) la conoscevano… Lo definirei un tumore “osseointegrato”, ma da qui a fare la Storia vera ce ne passa. O no?! Certo è ben altro che la P2.

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