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Roma, 8 nov – L’agenzia Reuters ha pubblicato un’indiscrezione che, se confermata, porterebbe all’ennesima ed ingiustificata limitazione della sovranità nazionale ad opera degli organismi europei, i quali vorrebbero indurre, forzatamente, le nazioni con un alto debito a fare uso dei prestiti Ue creati per contrastare la crisi economica conseguente al Covid-19. L’agenzia di stampa si è affidata a quattro fonti interne alla Bce, secondo le quali sarebbe in atto una disputa interna per decidere se potenziare il programma APP – meno flessibile – o quello PEPP, ideato in piena crisi pandemica e caratterizzato da una maggiore flessibilità.

La Bce si oppone alla ripartenza economica

Dinnanzi all’affronto di Spagna e Portogallo, le quali hanno affermato pubblicamente che non richiederanno di attingere ai prestiti legati al Recovery Fund, la BCE sta riflettendo sulle contromosse da utilizzare affinché le nazioni con un alto debito pubblico siano in qualche modo “costrette” a richiederli.

Dal momento che la crisi sanitaria non accenna a migliorare ed il Pil dell’eurozona è previsto in forte discesa nell’ultimo trimestre del 2020, è risaputo che, a dicembre, la Bce dovrà aumentare i suoi programmi di acquisto. Tuttavia, l’Eurotower potrebbe mutare i criteri per la scelta degli acquisti, in modo tale da disincentivare le nazioni con un forte indebitamento – come Italia, Spagna e Portogallo – ad emettere Titoli di Stato, trovandosi a fare un uso obbligato dei prestiti messi a disposizione dal programma Next Generation EU, oppure del famigerato Mes, adattato e ripulito – soltanto all’apparenza – dalle temute condizionalità.

L’ennesimo furto di sovranità

L’idea della Bce si configura esattamente come una contromossa alla scelta di nazioni sovrane di finanziare autonomamente la ripresa delle loro economie, inserendosi forzatamente nella libera scelta dei governi. La volontà dei burocrati europei è, senza dubbio, quella di ingabbiare Paesi come l’Italia con un mix di prestiti ed aiuti a fondo perduto che li legherebbero indissolubilmente al diritto di veto della Commissione sulle riforme.

I retroscena sull’utilizzo dei fondi messi a disposizione dal programma Next Generation Eu, infatti, sono stati ampiamente esplicitati dai leader stessi dei cosiddetti “frugali”, i quali – l’olandese Mark Rutte su tutti – hanno più volte chiarito che non avrebbero approvato il Recovery Fund a meno del diritto di veto sulle riforme economiche delle nazioni che ne avrebbero fatto uso. L’indiscrezione di Reuters rappresenterebbe un vero e proprio tentativo di sabotaggio nei confronti della ripartenza economica dei Paesi più colpiti dalla crisi, i quali si trovano a combattere contro il virus e, contemporaneamente, con un’Unione che ha dimostrato più e più volte di anteporre la volontà di pochi burocrati ai bisogni di decine di milioni di cittadini europei.

Giacomo Garuti

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3 Commenti

  1. mah.
    personalmente farei una dichiarazione pubblica
    del nostro governo,
    che suoni più o meno in questo modo:

    “guardate,se non la finite di insistere li prendiamo:
    ma…
    NON faremo quello che volete,e ve li ridaremo alle NOSTRE condizioni,
    nei NOSTRI tempi,
    e ai TASSI che decidiamo noi:

    in virtù di questa dichiarazione messa agli atti preventivamente,
    NON potrete accampare alcuna pretesa in merito,nè oggi nè mai:
    perchè vi avevamo detto chiaramente,che NON avremmo riconosciuto
    alcuna condizione,in merito al debito imposto”

    e poi vediamo se continuano a rompere le scatole…

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