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Roma, 8 nov – La Nigeria è un importante produttore di petrolio, ma questa dipendenza dall’oro nero causa molti problemi visto che espone la sua economia alle oscillazioni dei prezzi su cui ha poco controllo. Nei momenti di magra il bilancio statale ne soffre e, per questo motivo, il governo si sta impegnando per diversificare la sue entrate e per farlo pensa di sfruttare i suoi ingenti depositi di minerali, localizzati in più di 500 aree tra carbone, ferro, bitume, oro, piombo, zinco e barite.

Nigeria a caccia di investitori

Il governo non può tuttavia sfruttare da solo queste risorse, si rende quindi necessario offrire incentivi a potenziali investitori privati. Le autorità locali hanno così intrapreso diverse iniziative in tal senso.
La prima è quella di fornire dati precisi sui depositi minerali presenti, per questo la Nigerian Geological Survey Agency (NGSA) offre a chi vuole investire informazioni affidabili e aggiornate al fine di permettere a chi vuole condurre le estrazioni di avere accesso facilmente ai dati di cui necessitano per poter operare al meglio.
I dati sono importanti, ma chi investe necessita anche di licenze sicure: per tale motivo il governo ha previsto sei tipi di licenze che verranno rilasciate entro 30 massimo 45 giorni in maniera trasparente, così da creare un clima di fiducia tra gli interessati alle attività.

Incentivi fiscali e non solo

Un altro tassello dei piani di incentivi è quello fiscale. A tale proposito ogni investitore sarà esentato dal pagamento delle tasse doganali sulle importazioni di impianti e macchinari necessari per l’estrazione dei minerali e saranno esenti da tasse anche le spese necessarie per la bonifica delle miniere che chiuderanno.
Ai potenziali investitori verranno poi offerte ulteriori esenzioni da imposte della durata dai tre ai cinque anni, la possibità di trattenere una parte dei guadagni fatti con valuta estera per comprare macchinari e la garanzia che chi investe in questi progetti non subirà alcuna espropriazione.
Infine il governo nigeriano ha creato un fondo di 500 milioni di dollari per far partire le attività nel settore, questo al fine di sbloccare investimenti per almeno un miliardo e mezzo di dollari.
Giuseppe De Santis

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