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Roma, 9 ago – A Hiroshima, come a Nagasaki, 76 anni fa le vittime furono quasi esclusivamente civili. Circa 200mila persone spazzate via d’un tratto, dalla democrazia a stelle e strisce piombata dal cielo. Oggi Nagasaki si ferma e ricorda i suoi morti, i suoi feriti, i suoi pochi sopravvissuti che subirono indicibili sofferenze dopo quel bombardamento. A lungo, troppo a lungo.



Nagasaki, silenzio e compostezza

“Essendo l’unica nazione che ha subito bombardamenti atomici durante la guerra, è nostra missione immutabile far avanzare costantemente gli sforzi della comunità internazionale, passo dopo passo, verso la realizzazione di un mondo libero dalle armi nucleari”, dice oggi il premier giapponese Yoshihide Suga.

Poche parole e una commemorazione sobria, in stile nipponico, mai sopra le righe. Silenzio e compostezza. Quel silenzio e quella compostezza negati dal presidente del Cio (Comitato olimpico internazionale), Thomas Bach, che si è rifiutato di far osservare un minuto di silenzio alle Olimpiadi di Tokyo per onorare le vittime del bombardamento atomico che distrusse Hiroshima.

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Quelle bombe dimenticate

Eppure quanto accaduto a Hiroshima e Nagasaki non fu semplicemente un “disastro atomico”. E’ stato e rimane uno dei crimini più vergognosi della storia. Vigliacco, terrificante e soprattutto impunito. A commetterlo, è bene essere chiari viste le omissioni ipocrite e all’uopo di certa stampa, furono gli Stati Uniti. Piaccia o non piaccia ai commentatori liberal, questa è la realtà storica. La “democrazia atomica” cadde dal cielo, spazzando via due città giapponesi. L’inferno in terra fu generato proprio da chi straparlava – e continua a straparlare – di diritti umani.

Gli stessi che a distanza di decenni non riescono neppure ad ammettere fino in fondo le proprie colpe. Neppure quelle del precedente e altrettanto vergognoso bombardamento di Tokyo. Sì perché prima di Hiroshima e Nagasaki, tra il 9 e il 10 marzo 1945, circa 1/5 della capitale giapponese fu incenerito. E con esso tra i 100mila e i 200mila abitanti. Migliaia di bambini, donne, anziani trovarono la morte sotto le bombe dei “liberatori”. Già, anche questa è la storia che hanno scritto i vincitori.

Eugenio Palazzini

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