Nantes, 4 lug – Si chiamava Bubakar, un nome che tradisce origini non propriamente francesi, il giovane che la polizia ha ucciso a Nantes in seguito a un controllo. Il ragazzo, di 22 anni, secondo una delle versioni che circola sull’accaduto, pare si sia rifiutato di farsi controllare in seguito a una serie di infrazioni commesse con la sua auto. L’uccisione del giovane ha dato il via a una serie di scontri nel quartiere di Breil, dove si sono consumate vere e proprie scene di guerriglia urbana. I manifestanti hanno eretto delle barricate, lanciato molotov contro gli agenti e dato molte auto alle fiamme. Breil è uno dei quartieri difficili di Nantes, dove l’immigrazione regna sovrana, e gli scontri si sono estesi fino ai vicini distretti di Malakoff e Dervallières. Circa 200 agenti in tenuta antisommossa sono intervenuti per sedare gli animi.

Tutto è cominciato poco dopo le 20.30, quando una pattuglia ha ricevuto l’ordine di fermare un’auto che aveva commesso numerose infrazioni. Una volta identificata l’auto, gli agenti avrebbero dovuto portare il conducente in commissariato per poterne accertare l’identità, che risultata sospetta. Ma secondo la versione diffusa dalla polizia, quest’ultimo “fingendo di uscire dal veicolo, ha invece urtato con l’auto un funzionario di polizia”, che è rimasto ferito a un ginocchio. Il capo della polizia ha riferito: “Un collega ha aperto il fuoco e sfortunatamente ha ferito il conducente”, che, colpito al collo, è poi morto in ospedale.

Gli scontri, avvenuti in uno dei quartieri a più alta densità di immigrazione, sono scoppiati per protestare contro la morte del 22enne. A capeggiare la rivolta un tale, Chris, che si fregia di essere il “fratello maggiore del quartiere”, il quale ha dichiarato che Bubakar era un ragazzo conosciuto e non era un criminale. “Lo conoscevo bene. Era di Parigi, ma abitava qui da un po’. Ha una famiglia”. Una versione contraddetta dal prefetto Nicole Klein, che benchè abbia confermato che il ragazzo era un personaggio conosciuto, ha aggiunto il termine “sfavorevolmente”. Bubakar, che era noto anche con il nome di Mamadou, era infatti ricercato in seguito a un mandato di arresto emesso da un giudice istruttore di Créteil, nel giugno 2017, per rapina, occultamento e cospirazione criminale. Ieri sera la sua auto è stata fermata perché segnalata dalla polizia giudiziaria in merito a un traffico di droga.

Anna Pedri

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