Roma, 26 ott – Slvl120131114120526i chiama Ashura la ricorrenza islamica con cui ogni anno gli sciiti ricordano l’eccidio del nipote di Maometto, Hussein, ucciso nel 680 a Karbala nell’attuale Iraq, con altri settantadue fedeli. Come ogni anno la ricorrenza ha visto la partecipazione di milioni di persone. In Libano circa settecentomila persone si sono concentrate intorno alla Stadio Raya nella periferia Sud di Beirut, altri ottantamila a Baalbek e settantamila a Nabatieh.

Malgrado le minacce terroristiche, Hezbollah e il Movimento Amal in Libano, sono riusciti in questi dieci giorni a far svolgere tutti i riti richiesti per l’Ashura.

In Iraq, Pakistan e Bahrain la commemorazione ha raggiunto altissimi livelli di partecipazione.

Sulla tribuna installata nel campo sportivo di Raya, si é affacciato persino il Leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, questa volta preferendo apparire dal vivo e non affidando a un videomessaggio il suo intervento.

In tutto il mondo sciita i primi dieci giorni del mese arabo di muharram sono dedicati alla commemorazione di quell’eccidio. La ricorrenza segue il calendario lunare, quindi si sposta a ritroso lungo quello solare, che ha più giorni. È un sentimento profondo e autenticamente popolare quello che fa uscire i libanesi nelle strade in questi giorni.

Storicamente la vicenda riguarda la vita dell’Imam Hussein, figlio di Fatima e nipote di Maometto, e l’Imam Ali, uno dei primi e più fedeli compagni del Profeta. L’Imam Ali in seguito sarebbe stato designato dallo stesso Maometto, prima che questi morisse, ad esserne successore. Una successione che Ali aspettò per ventiquattro anni, perché la maggioranza dei musulmani non gli riconosceva tale prerogativa e altri tra i compagni del Profeta erano nel frattempo stati designati a guidare la comunità islamica.

Dopo l’uccisione del terzo califfo, Osman, nel 656, la scelta cadde finalmente sul’Imam Ali.achoura bambina

Ma le cose stavano cambiando nella comunità Musulmana. Tra i contendenti stava emergendo il potente clan Omayyade, cui appartenevano lo stesso Osman e Moawiya, il governatore della Siria, a cui la carica di califfo passò dopo la breve parentesi in cui l’aveva esercitata Ali, ucciso nel 661.

Quando morì l’Imam Ali, i suoi seguaci si riconobbero nel figlio maggiore, Imam Hassan. Poiché l’uccisione di Hussein e dei suoi avvenne il decimo giorno di muharram, l’intero episodio è ricordato col nome di Ashura («decimo», in arabo).

L’uccisione di Hussein approfondì la frattura all’interno dell’islam tra coloro che si riferivano all’autorità spirituale degli imam e coloro che riconoscevano nei califfi le proprie guide. Questa frattura non si è più ricomposta e si perpetua fino ai nostri giorni nella divisione tra gli sciiti e i sunniti.

 Alberto Palladino (da Roma) e Talal Khrais (da Beirut)

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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