Roma, 21 mar – Sull’orlo della rottura, ammesso che ancora vi sia un vero e proprio piano del dialogo. Le relazioni diplomatiche tra Russia e Stati Uniti rischiano di saltare proprio nella fase più delicata – secondo alcuni determinante – dei negoziati in corso sul conflitto in Ucraina. Il Cremlino giudica infatti “inaccettabili” le dichiarazioni del presidente statunitense Joe Biden, che la scorsa settimana ha definito Putin “un criminale di guerra”, un “dittatore omicida” e “un delinquente puro”. Così Mosca ha convocato oggi, presso il ministero degli Esteri russo, l‘ambasciatore americano John Sullivan, consegnandoli una nota di protesta.

“È stato sottolineato che tali dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, che non sono degne di uno statista di così alto rango, portano le relazioni russo-americane sull’orlo della rottura”, si legge nella nota russa in questione. “Abbiamo avvertito che le azioni ostili intraprese contro la Russia riceveranno un deciso e fermo rifiuto“.

Ambasciatore Usa convocato, l’ultimo americano a Mosca

Il diplomatico Usa, nominato ambasciatore a Mosca da Donald Trump, è stato poi confermato da Joe Biden e rappresenta una sorta di “ultimo uomo” di Washington nella Federazione russa. Basti considerare che negli ultimi anni il personale americano in Russia si è ridotto sensibilmente in seguito al giro di espulsioni reciproche. Prima dell’inizio della guerra in Ucraina la squadra Usa era già scesa a 150 persone in tutto, a fronte dei 1.200 addetti ai lavori presenti cinque anni fa. Adesso il punto di non ritorno è vicino, con le lancette della storia che potrebbero essere riportate definitivamente indietro, anche rispetto ai tempi della guerra fredda.

Negoziati fermi al palo

Nel frattempo i negoziati tra Kiev e Mosca procedono senza buone nuove. Permane un sostanziale stallo, almeno sulla carta del tutto inutile per auspicate svolte. Il Cremlino ha fatto sapere di valutare i progressi  “insufficienti”. Stamani Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, alla stampa russa aveva già anticipato che la Mosca non avrebbe discusso “il cessate il fuoco durante i negoziati con l’Ucraina” perché “i nazionalisti (ucraini, ndr) usano le pause per riorganizzarsi”.

Mentre Alexander Rodnyansky, consigliere del presidente Ucraino Zelensky, ha dichiarato alla Bbc che “la Russia non è seria riguardo ai colloqui di pace”. Secondo Rodnyansky, i russi puntano a “intrappolare l’Occidente nel pensare che ulteriori sanzioni non siano necessarie. Hanno usato questi colloqui come un modo per distrarre l’attenzione da ciò che sta accadendo sul campo di battaglia. Non si cerca la pace e allo stesso tempo si bombardano città su larga scala”, ha specificato. Sul fronte delle trattative è quindi buio pesto.

Eugenio Palazzini

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