Roma, 21 nov – Confindustria entra a gamba tesa sul caro energia e, soprattutto, sulle – pochissime – misure governative, come è riportato su Tgcom24.

Confindustria e il caro energia

Si tratta, per la precisione, di “Confindustria Nord”, visto che a esprimere perplessità sono stati i presidenti di Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte. “Perplessità” è eufemistico, visto che le parole usate sono state “insoddisfazione e preoccupazione”, per le scarse misure governative per affrontare il problema. Secondo Confindustria il caro energia potrebbe portare a un “rischio paralisi, tra aumenti delle materie prime, difficoltà di approvvigionamento delle forniture e costo dell’energia. Nel decreto manca la determinazione di cui c’è assoluto bisogno in periodi eccezionali come quelli che stiamo vivendo”. Le imprese settentrionali, dunque, sono in uno stato di profonda agitazione. Occorre “intervenire immediatamente, con ogni misura possibile e sostenibile, per compensare l’aumento dei costi dell’energia, anche attraverso un price-cap/tetto sui prezzi, e gli effetti delle sanzioni legate alla guerra per i settori o le imprese direttamente colpite. L’Italia e la sua industria stanno pagando il prezzo più alto d’Europa”.

Trasparenza e fiscalità

Per i presidenti delle sedi di Confindustria nominate, affrontare il caro energia significa soprattutto attuare la trasparenza nel mercato energetico. Una trasparenza che deve  “poter permettere di legare al costo delle forniture il prezzo al clienti, non ai valori oscillatori delle speculazioni quotidiane”. Ma non solo: “Anche il sistema fiscale che grava sui prodotti energetici va reso lineare, chiaro e trasparente. Non è possibile che le imposte raddoppino il costo del carburante e siano la sommatoria di accise accumulate nei decenni. La scelta di intervenire con sconti e ristori temporanei limitati nel tempo e negli impatti, poi, è in contrasto con le previsioni, anche quelle meno pessimistiche, di alti livelli dei prezzi sui mercati energetici prolungati nel tempo. Sono poi irricevibili, causa insostenibilità, le ipotesi o gli scenari di riduzione teorici dei consumi energetici dell’industria”.

“Serve un piano energetico nazionale”

Dalle dichiarazioni emerge anche la necessità di un piano energetico nazionale “che preveda un nuovo mix di forniture e fonti. Occorre accelerare la realizzazione degli impianti di rinnovabili sbloccando, nell’interesse nazionale, gli iter autorizzativi, oggi di fatto bloccati in molti ambiti ed aree. Contemporaneamente è indispensabile accelerare l’aumento del prelievo nazionale di gas, anche con nuove esplorazioni, e riattivare gli investimenti previsti sui rigassificatori. Il Pnrr può essere parzialmente rivisto e rimodulato in funzione della necessità di sostenere gli investimenti in campo energetico, mentre con maggiore decisione devono essere riprese le riforme timidamente approcciate in questi mesi: prima di tutte quella del fisco, intervenendo strutturalmente sul cuneo fiscale”.

Alberto Celletti

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2 Commenti

  1. Quando vedo l’ aquila fuori luogo, non leggo, non vesto (leggesi Armani) e non seguo nessuno. Animalista aristocratico?! Fate Voi.

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