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Bruxelles, 2 lug – Oggi riprende la delicata partita sulle nomine Ue dopo il nulla di fatto di due giorni fa. Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha riconvocato i 28 capi di Stato e di governo dei Paesi Ue per le 11 di oggi. E prima di “ributtarsi nella mischia”, il premier Giuseppe Conte auspica una nomina di peso come anche di avere voce in capitolo. “L’Italia rivendica un portfolio economico di peso ma soprattutto di partecipare alla decisione finale” sulle nomine della Commissione Ue. Poi il presidente del Consiglio esprime una preferenza personale: “A me piacerebbe un presidente della Commissione donna”.

“Proveremo a costruire l’Europa dei prossimi anni”

“In partenza per Bruxelles per un’altra intensa giornata insieme ai leader europei, in cui proveremo a disegnare e a costruire l’Europa dei prossimi anni. Come ho fatto fino ad oggi, e ancora di più nelle ultime ore, darò il mio convinto contributo affinché tra le famiglie europee non primeggi né, soprattutto, si imponga un asse su un altro, ma si trovi il giusto equilibrio sulla base di criteri di scelta delle persone ben bilanciati“, aveva scritto su Facebook il premier stamattina. “Dobbiamo individuare personalità che sappiano rinnovare il sogno europeo, che abbiano una chiara visione e sappiano esprimerla con coraggio, evitando di rifugiarsi nella angusta logica dell’austerity o di affidarsi al primato della finanza. Vogliamo personalità che mettano al centro la crescita, i cittadini, le persone“, aveva concluso Conte.

Vacilla sempre di più l’asse Merkel-Macron

La proposta avanzata domenica dalla cancelliera Angela Merkel del tandem Frans Timmermans-Manfred Weber per le presidenze di Commissione e Parlamento europeo non è piaciuta a quasi nessuno dei premier popolari dei Paesi Ue. L’impasse si deve non tanto alla perdita di potere del Ppe nel nuovo Parlamento Ue ma al fatto che gli stessi Popolari hanno bocciato la proposta della Merkel (e del presidente francese Emmanuel Macron). Come se non bastasse poi, contro la proposta arrivata dall’asse franco-tedesco (il cosiddetto accordo di Osaka deciso in realtà a tre con l’Olanda, che si sarebbe assicurata la presidenza della Commissione) si sono schierati Bulgaria, Croazia, Ungheria, Irlanda, Polonia, Romania e altri Paesi non governati dai Popolari, come l’Italia.

“Basta con i pacchetti di nomi stabiliti altrove”

La questione, come ha spiegato ieri Conte, non è tanto il nome del presidente della Commissione, “non abbiamo niente contro Timmermans – ha chiarito il premier – che è un politico di assoluto valore”, ma sul metodo: “Non possiamo accettare un pacchetto di nomi stabilito altrove con un sistema che non funziona”. Concetto ribadito anche poco prima che entrasse in sede di Consiglio: “Ho spiegato ai miei omologhi che l’Europa è a 28, non a due o tre o a blocchi. Io rappresento tutti i cittadini. Se l’Italia non partecipa alle decisioni l’offesa non è al premier ma ai milioni di cittadini che hanno votato come tutti e hanno diritto a essere rappresentati”.

La partita che sta giocando l’Italia (con Conte molto probabilmente “consigliato” dal Presidente Sergio Mattarella) è decisiva. Sul tavolo Ue c’è la nostra procedura d’infrazione, ma anche il dossier sbarchi (i porti, almeno all’apparenza, sono chiusi). Tutto sta quindi nel vedere che accordo chiuderà Conte in cambio del voto dell’Italia sulle nomine.

Adolfo Spezzaferro

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