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Bruxelles, 1 lug – Si va avanti a oltranza a Bruxelles sul fronte delle nomine Ue. Ma la strada per trovare un accordo tra i Paesi membri è ancora in salita. Le consultazioni in bilaterale del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk con i capi di Stato e di governo della Ue per tentare di trovare un accordo sulle nomine dei vertici delle istituzioni comunitarie vanno avanti dopo un’intera notte di trattative. Al termine di un primo giro di consultazioni durato oltre cinque ore, l’ultima delle quali con la premier britannica dimissionaria Theresa May, Tusk ha ripreso le consultazioni per un secondo giro. I lavori del Consiglio europeo, tra plenaria, bilaterali e riunioni varie procedono ininterrottamente dalle 18 di ieri.

Conte sulle nomine: “Lo spitzenkandidat non può essere l’unico criterio”

Sul fronte italiano, dopo il veto della Lega posto sul socialista olandese Frans Timmermans alla presidenza della Commissione Ue, il premier Giuseppe Conte ha fatto sapere che l’Italia ne valuterà comunque la candidatura, anche se – chiarisce il presidente del Consiglio – “non sembra avere un consenso unanime ed è difficile capire se ha la maggioranza qualificata“. Stessa linea, quella dell’Italia, ribadita stamattina: “Vedremo – spiega il premier -. Però io dico che lo spitzenkandidat (ossia del capolista alle ultime elezioni europee, ndr) non può essere l’unico criterio, quindi dobbiamo non legarci ad un criterio e solo alla logica delle affiliazioni politiche”. “Il criterio dello spitzenkandidat – continua Conte – sta incontrando difficoltà. Mi sembra che sia un po’ difficile rimanere legati solo a questo criterio”. “Dobbiamo tenere conto – sottolinea il premier – che stiamo scegliendo un presidente che dovrà guidare l’Europa per i prossimi cinque anni con una grande strategia e visione e quindi dobbiamo cercare di mantenerci flessibili nella scelta del candidato più giusto e che sicuramente raccolga il più ampio consenso“. Per Conte, “la logica del pacchetto è la migliore, perché consente di avere un equilibrio generale nella designazione delle varie posizioni. E’ quella auspicabile, però vediamo. No, adesso rientriamo. Ritorniamo in riunione, vediamo”.

Il premier: “Non c’è ancora un pacchetto alternativo di candidati”

E alla domanda se Michel Barnier (Ppe) abbia i numeri per diventare presidente della Commissione, Conte precisa: “Non stiamo ancora lavorando per le alternative” alla soluzione proposta da Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi per le nomine Ue, con la Commissione ai Socialisti, il Consiglio ai Liberali, l’Alto Rappresentante e il presidente del Parlamento al Ppe. “Non c’è un nuovo pacchetto, al momento“.

Incerti i tempi per la nomina: “Non c’è alcun accordo di Osaka”

Per il premier italiano non è detto che la partita sulla nomina si chiuda oggi: “E’ una bella domanda ma è difficile dare una risposta. Vediamo. Non è da escludere che saremo costretti ad aggiornarci, vediamo“, spiega, aggiungendo: “Non c’è un pacchetto di Osaka, è un malinteso, perché è stato concordato il giorno prima. Non c’è un accordo di Osaka, questa è la verità“. Il riferimento è all’accordo informale raggiunto in occasione del G20  raggiunto tra i leader europei di Germania, Francia, Olanda e Spagna. Il pacchetto vedeva il nome di Frans Timmermans per la Commissione, di Manfred Weber per il Parlamento e di un francese per la Bce.

Come funziona

La nomina del presidente della Commissione europea avviene a maggioranza qualificata rafforzata, che significa il 72% dei Paesi membri e 65% della popolazione. Ebbene, numeri alla mano, i Paesi di Visegrad, i più critici della candidatura di Timmermans (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca), non sono in grado da soli di bloccare una proposta di Tusk. In ogni caso il presidente designato dovrà ottenere il consenso del Parlamento europeo, che mercoledì eleggerà il suo presidente.

Orban contro Timmermans

Il premier ungherese Viktor Orban è convinto che sarebbe un “errore storico umiliante” da parte del Ppe (comunque in gran parte contrario all’elezione del socialista olandese) approvare la nomina di Timmermans, considerato da Budapest l’uomo che George Soros vuole alla presidenza della Commissione per “dirigere le politiche pro-immigrazione e le politiche finanziarie e economiche secondo i suoi interessi“.

Le difficoltà nel trovare la quadra sulle nomine rispecchiano a pieno il nuovo assetto del Parlamento Ue, ora che Popolari e Socialisti non hanno più la maggioranza e in qualche modo il veto degli euroscettici pesa sulle posizioni dei Paesi membri.

Adolfo Spezzaferro

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