Roma, 15 giu – Secondo le analisi di numerosi studiosi di geopolitica le Ong sono in grado ormai di influenzare la politica estera degli Stati nei confronti di altri Stati, sia in modo diretto che in modo indiretto ora attraverso informazioni di natura riservata, ora facendo pressione e cioè svolgendo il ruolo di vere proprie lobbyng dando vita a nuove regole. Non c’è dubbio che alcune delle Ong finanziate dalla fondazione Rockefeller sia direttamente che indirettamente contribuiscano non solo a rafforzare la presenza politica e sociale della fondazione all’interno della società americana ma contribuiscono ad influenzare le scelte della politica americana.

Ong e Rockefeller: un fiume di denaro

350.org è una Ong internazionale fondata nel 2007 negli Stati Uniti dal giornalista, saggista e attivista ambientalista Bill McKibben. La sua azione si concentra sulla lotta contro il riscaldamento globale. È particolarmente noto infatti per promuovere il superamento dei combustibili fossili.

Nel 2005, l’organizzazione ha ricevuto 10 milioni di dollari dal Rockefeller Brothers Fund (RBF), fondo della famiglia Rockefeller e dal Centro Schumann per i media e la democrazia, fondata nel 1961 da Florence Ford e John J Schumann Jr., un discendente della Ford, un’altra grande fondazione americana che a suo tempo fece causa comune con i Rockefeller.

Nel 2015, in un’intervista con i media americani, Bill McKibben – forte sostenitore del disinvestimento dai combustibili fossili e gli investimenti in energie rinnovabili – sembra imbarazzato nel rispondere al giornalista sul finanziamento della Ong: dice di non ricordare se 350.org continui a ricevere finanziamenti dalla Fondazione Rockefeller. Tuttavia, durante la lettura del rapporto di attività del 2016 (Rapporto annuale 2016) e del 2017 (Rapporto annuale 2017) è presente il Fondo Rockefeller Brothers. Gli impegni di 350.org sembrano quindi essere strettamente legati al capitalismo verde, alle corporations e ai governi. Degno di nota è il fatto che anche la giornalista, saggista e militante anti-globalizzazione Noami Klein sia membro del consiglio di amministrazione.

Per non parlare delle Greenpeace Fund con sede a Washington che, nel 2018, ha ricevuto una donazione di 70mila dollari dai Rockefeller per promuovere soluzioni per il cambiamento climatico.

L’elenco dei partner Rockefeller non si ferma qui. Nature Conservancy, presieduto da Brian McPeek, è un partner leader nel programma “100 resilient cities”. Questo ex consulente della McKinsey & Company ha prestato servizio per otto anni in varie posizioni della US Air Force, inclusi incarichi all’ufficio del Segretario della Difesa. Anche se si suppone che difenda l’ambiente, Nature Conservancy ha stretti legami con le industrie legate ai combustibili fossili, con oltre 26 milioni di dollari in investimenti, ricevendo sussidi o avendo rappresentanti di queste stesse società (Shell, Chevron, BP America) nel suo consiglio di amministrazione.

È difficile negare che i Rockefeller siano stati certamente fra i primi a comprendere lucidamente che la formula ideale per aumentare la propria influenza politica e culturale passa anche attraverso la realizzazione di fondazioni o Ong che vengono gestite come aziende separando tuttavia le attività senza che questa differenziazione comprometta il raggiungimento dell’obiettivo finale.

Giuseppe Gagliano

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  1. Non ci vedo nulla di male che una Fondazione come quella Rockefeller finanzi attività ambientaliste e contro i combustibilii fossili. Diverso sarebbe se finanziasse Fondazioni o Lobbyes finanziarie che, come si sa, sanno condizionare le attività degli Stati non solo americani come ad es. il FMI che si intrufola nei governi e ne condiziona le scelte economiche.

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