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Roma, 15 gen – Il femminismo invade anche l’industria dei rasoi. Ve lo ricordate lo slogan pubblicitario Gillette “Il meglio di un uomo”? Da oggi, quale sia “il meglio di un uomo” lo stabilisce il pensiero unico. La nuova pubblicità del rasoi di marca Gillette esorta infatti il maschio bianco eterossesuale a compiere un esame di coscienza sulla propria mascolinità e sul modo – problematico – in cui cresce i propri figli. Lo spot, intitolato “We Believe: The Best Men Can Be,” è essenzialmente una generalizzazione, tutta declinata in negativo, su come gli uomini agiscono e pensano. La pubblicità rappresenta ragazzini impegnati in risse o attività da “bulli”, schiere di uomini che cucinano carne davanti a un barbecue, che importunano donne o si rivolgono ad esse con atteggiamento paternalistico: un medley dei cosiddetti atteggiamenti di “mascolinità tossica” tanto stigmatizzati dalle lobby femministe e lgbt. Nel polpettone paternalista (o forse sarebbe meglio dire maternalista) c’è anche spazio per alcuni fotogrammi che rimandano al #MeToo. Alla fine dello spot, i vari protagonisti si redimeranno e si spoglieranno di tutte le caratteristiche di virilità “negativa” attribuite da femministe e compagnia bella.

In un’intervista sul Wall Street Journal, Pankaj Bhalla, il direttore del brand, afferma che lo spot vuole fornire uno spunto di riflessione sui cambiamenti che l’uomo americano (ma è chiaro che la riflessione riguarda soprattutto l’uomo bianco) deve iniziare ad apportare su se stesso. “La nostra azienda vuole incoraggiare gli uomini a dare il loro meglio”, dice Bhalla. “Diamo uno sguardo realistico a cosa sta succedendo oggigiorno, e miriamo a ispirare un cambiamento riconoscendo che il vecchio adagio ‘gli uomini si devono comportare da uomini’ non può più essere una scusa per avvallare comportamenti tossici”.

Lo spot ha immediatamente suscitato lo sdegno di gran parte della clientela Gillette; in molti hanno espresso il proprio disappunto sui social dichiarando che non si serviranno mai più dei prodotti dell’azienda. Su Youtube i “mi piace” al video sono circa un quinto rispetto alle reazioni di pollice verso:

Un utente Twitter tuona: “Cercherò in casa mia ogni prodotto della Procter & Gamble, li getterò tutti nella spazzatura, non ne comprerò mai più finché tutti gli autori dello spot non verranno licenziati e l’azienda non diffonderà un comunicato di scuse rivolto a tutti gli uomini che ha insultato”. Un altro scrive: “Care donne, la ‘mascolinità tossica’ è accettabile solo quando vi salva da un edificio in fiamme, quando parte per la guerra per proteggere voi e la vostra libertà, o quando porta in salvo cuccioli, gattini o cavalli dagli allagamenti provocati dagli uragani?”

Cristina Gauri 

4 Commenti

  1. […] La campagna pubblicitaria intitolata We Believe di Gillette, è stata rilasciata a gennaio. Chiedendo agli uomini di “radersi la loro mascolinità tossica” di dosso, ha de facto incolpato un intero genere delle turpi azioni di una piccola percentuale di violentatori, stupratori e pervertiti sessuali. Già all’epoca dell’uscita del primo spot lo sdegno di gran parte della clientela Gillette fu evidente; in molti espressero il proprio disappunto sui social dichiarando che non si sarebbero mai più serviti dei prodotti dell’azienda. E su Youtube i “mi piace” al video dello spot Gillette raggiunsero un quinto delle reazioni di pollice verso. […]

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