Palermo, 15 gen – Barbanera, come la lunga e folta barba del tunisino Fadhel Moncer, il capo dell’organizzazione criminale che gestiva viaggi veloci di clandestini a bordo di gommoni tra la Tunisia e la Sicilia. E’ questo il nome scelto dalla Guardia di Finanza per l’operazione che ha portato all’arresto di 14 persone, sia italiane che straniere, appartenenti al “sodalizio” che gestiva questo vergognoso traffico di uomini. Accusati a vario titolo di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, contrabbando di tabacchi lavorati e fittizia intestazione di beni e attività economiche, i componenti dell’organizzazione criminale avrebbero gestito decine di traversate verso le coste siciliane e reinvestito i soldi guadagnati in attività economiche intestate a dei prestanome.

E’ quanto sostenuto dai pm Marzia Sabella e Gery Ferrara. L’indagine dei finanzieri del Comando Provinciale di Palermo, in collaborazione con il personale dello Scico e dei Comandi Provinciali di Trapani e Agrigento, nonché del Reparto Operativo Aeronavale, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Alcuni indagati sono stati bloccati nel porto di Palermo, mentre stavano partendo per la Tunisia, con denaro contante per oltre 30mila euro. La Finanza ha sequestrato poi un vero e proprio “tesoro degli scafisti”: 3 milioni di euro. L’operazione ha portato infatti al sequestro di una serie impressionante di bene, tra cui il ristorante Bellavista di Mazara, una casa bunker a Marsala, un’azienda agricola, un cantiere nautico, due pescherecci e vari conti correnti su cui transitavano i profitti della banda criminale.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’organizzazione reclutava i clandestini e raccoglieva grosse somme di denaro per la traversata: fino a 3 mila euro. La banda inoltre rubava natanti e motori, già usati per i viaggi verso l’Italia e sequestrati dalla Finanza, acquistando poi tabacchi di contrabbando che portava in Sicilia e rivendeva grazie alla rete di distribuzione che aveva nei mercati rionali palermitani. Gli stessi criminali utilizzavano per le traversate gommoni carenati, dotati di potenti motori fuoribordo, attraverso i quali erano in grado di coprire il tratto di mare che separa le due sponde del Mediterraneo in poche ore. Per ogni traversata trasportavano dai 10 ai 15 clandestini. Un vero e proprio business che aveva garantito alla banda enormi guadagni poi reinvestiti in immobili.

Alessandro Della Guglia

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