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Roma, 19 mag – Che siate pronti o meno, il gran giorno è arrivato: oggi presso la St. George’s Chapel del Castello di Windsor verranno celebrate le nozze tra il principe Harry, secondogenito del principe Carlo e di Lady Diana d’Inghilterra, e l’attrice statunitense Meghan Markle. La Markle, 34 anni, divorziata, è famosa al grande pubblico per il suo ruolo nella fortunata serie televisiva Suits. Di madre nera e padre caucasico, passerà alla storia per essere il primo membro di origini afroamericane acquisito dalla famiglia reale. A 21 anni dalla tragica scomparsa di Lady D, l’Inghilterra e il mondo intero reclamano la presenza di una nuova “principessa del popolo” con il suo tributo di storie strappalacrime, di buonismo, di studiata caparbietà nei confronti di una certa frangia ostile dell’opinione pubblica. Un’eroina buona e incantevole che sfidi (sulla carta) le convenzioni e si faccia ambasciatrice di nuove cause.
L’epoca in cui viviamo è rimasta orfana di questa immagine e richiede una evoluzione 2.0 dell’eroismo diabetico della defunta Diana Spencer. Mentre una volta Lady D si faceva portavoce e ambasciatrice delle varie cause pro africane, tutte rigorosamente sul suolo del continente nero, adesso in accordo ai nuovi bisogni emergenti dal multiculturalismo britannico (leggi: eradicazione dei bianchi) è l’immagine dell’Africa stessa ad entrare direttamente nella vita della monarchia inglese. Allo stesso modo in cui vengono prodotti sempre più remake – tutti decisamente improbabili – di film su personaggi storici sostituendo i ruoli degli attori bianchi con protagonisti di colore, parrebbe che anche la casata reale si sia mollemente piegata allo spirito dei tempi. Appare grottesco anche il solo immaginare un simile matrimonio nell’epoca coloniale ed imperiale; come minimo il principe Harry sarebbe stato diseredato e cacciato con damnatio memoriae da Buckingham Palace.
Ma è vera genuflessione ai nuovi dogmi quella mostrata dalla monarchia britannica? Vero è che nel frattempo la furbetta arrivista sta già riuscendo nell’intento di incantare gli inglesi: gli allogeni stravedono per lei per ovvi motivi, mentre i “nativi” si sono lasciati sedurre, o per meglio dire dopare, da questa variante in salsa razziale della narrativa alla Pretty Woman, spettatori bovini (in America li chiamerebbero cucks) della commedia in cui l’amore vince su tutto, guarisce i cuori aridi e scardina le fredde convenzioni: ce lo mostrerà Meghan come si fa ad aprire Buckingham Palace come una scatoletta di tonno! Così il mondo si pasce di questa nuova eroina, illudendosi che la casa reale britannica sia entrata in una nuova fase di inclusività e tolleranza. Ma di fatto Meghan, sposando il sesto nella linea di successione, entra dalla porta posteriore, e il suo corredo genetico non intaccherà in alcun modo la linea di sangue. Trattasi quindi di un’operazione di restauro facciata, tanto per adattarsi ai tempi e raccogliere consensi tra le schiere oceaniche di immigrati in suolo britannico: il potere rimane saldo nelle mani della regina Elisabetta, sopravvissuta ai suoi stessi cani corgi, e per quanto riguarda la principessa del popolo, beh, speriamo non finisca come la precedente.
Cristina Gauri

6 Commenti

  1. Ragazza di grande temperamento così come la cognata……….si sono divertite molto in passato,si sono divertiti molto in passato……….. principi, principesse,attori,attrici…….e tanto altro……
    …..la redenzione esiste per tutti,in passato si diceva mettere la testa apposto……… vedremo…….. auguri e prole numerosa.

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