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oleodotto protesteWashington, 2 feb – Sono riprese ieri le proteste delle tribù Sioux di Standing Rock dopo il via libera del presidente americano Donald Trump per la costruzione dell’oleodotto Dakota Access Pipeline.

Dopo mesi di proteste e la vittoria parziale riportata il 5 dicembre scorso con lo stop dei lavori decretato dall’amministrazione uscente dell’ex presidente Obama, ricomincia la battaglia dei sioux nella difesa della terra sacra dei loro avi. Più di 76 manifestanti sono stati arrestati ieri durante la ripresa dei lavori, secondo quanto dichiarato in una nota del dipartimento di polizia della contea di Morton County i manifestanti avrebbero tentato di allestire un nuovo insediamento di fronte alla zona di proprietà della Energy Transfer Partners. I manifestanti si sono rifiutati di evacuare l’area, nonostante la richiesta dei funzionari distrettuali, in seguito sono nati degli scontri e sono stati appiccati incendi.

La settimana scorsa il neo presidente Donald Trump, come promesso in campagna elettorale, ha firmato i due ordini esecutivi che autorizzano la costruzione di due oleodotti, il Keyston in Colorado e il Dakota Access Pipeline in Nord Dakota. E nella giornata di ieri il senatore repubblicano del Nord Dakota, John Hoeven aveva annunciato che i genieri dell’Esercito avevano ricevuto l’ordine di ricominciare i lavori sotto il lago Oahe, un bacino lungo il corso del fiume Missouri. L’oleodotto, dal valore di 3,7 miliardi di dollari, è progettato per trasportare 470mila barili di greggio al giorno attraverso 1800 chilometri che toccano quattro Stati, dal Nord Dakota all’Illinois.  Secondo il punto di vista del presidente dei sioux di Standing Rock, Dave Archambault II “Con questa concessione Trump rischia di non rispettare i nostri diritti sanciti dai trattati e il nostro approvvigionamento idrico, operando solo a beneficio dei suoi ricchi contribuenti e dei suoi amici coinvolti nel progetto. Noi non siamo contrari all’indipendenza energetica, siamo solo contrari ai progetti di sviluppo sconsiderato e animato solo da ragioni politiche che non tengano conto delle nostre necessità“. Le tribù sioux contestano la costruzione della sezione finale dell’oleodotto, la struttura rischia di inquinare il suolo e le fonti di acqua potabile delle terre considerate sacre dai nativi.

Guido Bruno

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