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Roma, 2 ott – Tremano l’Oms e il mondo delle Ong e delle cosiddette «associazioni umanitarie» che operano nei Paesi del Terzo mondo. E di fatto l’umanità c’entra ben poco nell’inchiesta che verrà aperta dall’Organizzazione mondiale della sanità e che riguarda reiterate e molteplici violazioni sessuali commesse da operatori umanitari Oms nella Repubblica Democratica del Congo. Le squadre di intervento operavano nell’ambito di progetti per la lotta contro le epidemie di Ebola. In questo frangente cinquantuno donne locali hanno affermato di essere state sfruttate o di avere subito abusi sessuali da uomini, quasi tutti stranieri, che si qualificavano come operatori sanitari o umanitari a Beni nel Nord-Kivu, provincia flagellata dalla 10ma epidemia di ebola tra il 2018 e giugno di quest’anno.

A quanto pare, quindi, non era solo lo spirito umanitario a spingere il personale Ong in quei territori martoriati da epidemie e carestie. Tanto è vero che le donne vittime di violenze hanno puntato il dito anche contro il personale dell’Agenzia per le Migrazioni (Oim), di Medici senza Frontiere (Msf), Oxfam, World Vision, Alima (Alliance for International Medical Action), senza contare il personale del ministero della Sanità congolese. Secondo quanto riportato da Reuters, le signore avrebbero lavorato come cuoche o donne per le pulizie con contratti a termine per stipendi che variavano tra le 50 e le 100 sterline mensili, corrispondenti oltre al doppio della paga normale.

Le violenze e i soprusi sarebbero stati perpetrati nel periodo tra il 2018 e il 2020. L’agenzia di stampa New Humanitarian e la Fondazione Reuters hanno indagato per oltre un anno per far emergere la verità. Martedì scorso l’Oms ha fatto sapere attraverso un comunicato che tutte le persone implicate nel caso ad ora identificate, dovranno rispondere personalmente dei gravi atti commessi e verranno immediatamente licenziate. «Tradire le persone che seguiamo nelle comunità è un atto irreprensibile», ha specificato l’OMS nel suo comunicato.

Cristina Gauri

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