Roma, 7 nov – Il parlamento inglese sta valutando di introdurre una misura drastica volta a contenere la libertà di espressione e la diffusione dei contenuti online sulle piattaforme social. Stiamo parlando del cosiddetto Online Safety Bill, disegno di legge descritto pomposamente come “la legislazione di punta per combattere l’abuso e l’odio su Internet[1]”, tema divenuto di dominio pubblico dopo la sconfitta dell’Inghilterra agli Europei di calcio della scorsa estate dove, a seguito dei rigori decisivi sbagliati da calciatori di colore della Nazionale inglese, si sono susseguite polemiche in merito a tanti post e tweet indicati come razzisti.



Gli obiettivi dell’Online Safety Bill non saranno però solamente i messaggi considerati offensivi ma anche quelli definiti nello specifico come “materiale dannoso”, oltre che il bullismo e la pornografia. Se per alcune di queste categorie sopramenzionate esistono già leggi vigenti nell’ordinamento inglese[2], il problema si pone quando si parla di quelli che vengono definiti “messaggi offensivi e materiale dannoso[3]. Due concetti la cui elasticità sembrerebbe potersi applicare con una preoccupante discrezionalità.

Secondo il Sunday Times, il legislatore avrebbe intenzione di considerare come perseguibile il contenuto online capace di causare “danno emotivo, psicologico o fisico al probabile pubblico”.  Si entra così nella sfera di ciò che viene soggettivamente percepito, proseguendo la sottile battaglia psicologica che differenzia la percezione dalla realtà.

Cosa prevede l’Online Safety Bill

Il disegno di legge andrà in parlamento il prossimo mese. Celandosi dietro i nobili propositi di responsabilizzazione delle grandi piattaforme social, propone l’introduzione di un nuovo illecito definito “reato di comunicazione intenzionalmente falsa” che può comportare accuse penali e due anni di carcere ai danni dei responsabili, come riporta The Mirror[4].

Se questo principio tanto vago[5] quanto orwelliano – perché tutto questo è ovviamente per il bene degli utenti – venisse trasformato in legge, chiunque potrebbe essere accusato di aver creato o condiviso una “comunicazione consapevolmente falsa”[6].

Sorge il seguente quesito: eventuali post che non coincidono con la narrativa governativa per il contenimento della pandemia – per fare un esempio a caso – potrebbero essere definiti falsi e quindi passabili di perseguimento giudiziario? Narrativa governativa che, come abbiamo anche visto in Italia, è stata spesso contraddittoria e paradossale.

Sarebbe il vigile occhio di Ofcom[7], l’autorità regolatrice indipendente per le società di comunicazione in UK, a monitorare i contenuti diffusi online.

Prima ancora di domandarci chi siano coloro che saranno preposti a vigilare, o ancora prima ancora di chiederci da chi costoro saranno, a loro volta, controllati, sarebbe giusto porci di fronte a un altro quesito. Vale a dire: fino a quanto il potere costituito si spingerà per limitare il dissenso? E inoltre: riuscirà una forza compatta, prima di tutto spiritualmente e culturalmente, figlia di una necessaria presa di coscienza quanto mai auspicabile, ad opporsi a questa distopia asfissiante chiamata new normal?

Valerio Savioli


[1] L’attuale versione del disegno di legge si auspica di intimorire le società di social media con multe che possono arrivare fino a $ 24,6 milioni se queste non riescono a combattere gli abusi ma le modifiche potrebbero implicare anche pesanti ripercussioni nei confronti degli autori dei post incriminabili https://www.wionews.com/technology/uks-online-safety-bill-internet-trolls-could-face-two-years-in-prison-for-psychological-harm-426045

[2] https://www.theguardian.com/commentisfree/libertycentral/2008/dec/16/racial-religious-hatred-act

[3] https://www.protocol.com/online-safety-bill-jail-time

[4] https://www.mirror.co.uk/news/politics/internet-trolls-could-face-prison-25353022#comments-wrapper

[5] Al momento sembra che l’Online Safety Bill lasci indenni le testate giornalistiche “accreditate” secondo Sky News. Rimane da capire quali siano quelle accreditate e quelle no.

[6] https://bigbrotherwatch.org.uk/2021/05/big-brother-watch-response-to-the-governments-online-safety-bill/

[7] https://www.ofcom.org.uk/home

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3 Commenti

  1. Tutto il mondo è paese.

    In Germania una legge simile c’è già da anni.

    Nel 2018 ero in Germania, connesso al wifi della struttura ricettiva in cui mi trovavo.

    Quando accedevo al social misconosciuto su cui mi hanno relegato appariva un banner che mi rammentava di stare attento a cosa scrivevo perché mi connettevo dalla Germania e la legge bla bla bla bla…

    E tutto uno schifo globalista ormai.

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