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Tokyo, 17 nov – La popolazione del Giappone sta diminuendo rapidamente, ma non si tratta un fenomeno recente: il tasso di natalità del Paese è diminuito con costanza passando da 2,1 bambini per donna nel 1970 a 1,4 nelle ultime rilevazioni. Il ministero della salute ha recentemente reso pubblici i dati dell’anno scorso. I bambini nati nella terra del Sol Levante sono appena 946.060: è il minor numero di nascite da quando si è cominciato a registrarle con statistiche ufficiali, nel lontano 1899. Al contempo sono stati 1.340.433 i cittadini giapponesi morti durante il 2017. Il saldo demografico è quindi in perdita di circa 400.000 persone.
Le proiezioni sull’evolversi di questa dinamica sono tutt’altro che rosee: secondo alcuni studi messi a disposizione dall’Onu, la popolazione giapponese rischia di ridursi drasticamente, passando dagli attuali 127 milioni di abitanti a circa 88 milioni nel 2065, per poi precipitare fino a 8,5 milioni entro il 2300. Entro il 2800, addirittura, seguendo l’attuale trend l’arcipelago vedrebbe una popolazione inferiore a 2 milioni di abitanti. All’elaborato algoritmo matematico si affianca però anche una proposta di soluzione a questa “imminente” (otto secoli sono uno starnuto per il pianeta, no?) estinzione di massa. Non si parla di campagna di sensibilizzazione o di agevolazioni sociali o finanziarie per invitare i giapponesi ad avere più figli: come ci si poteva aspettare, la soluzione “suggerita” passa per l’aumento dell’immigrazione.
Il numero di lavoratori stranieri è aumentato vertiginosamente nell’ultimo decennio, passando da 300.000 unità nel 2007 a quasi 1,3 milioni nel 2017. Ma pochissimi di questi lavoratori hanno lo status di residenti permanenti, e per scoraggiarli dal rimanere oltre i limiti del proprio permesso di soggiorno (di studio o lavorativo) non è loro consentito il ricongiungimento familiare.
Sembra che i giapponesi non vedano comunque di buon occhio con un ulteriore aumento di stranieri nel proprio Paese: un sondaggio condotto dal Pew Research Center di Washington dal 24 maggio al 19 giugno 2017, ha mostrato che il 58% degli intervistati non è favorevole a un aumento degli immigrati e il 13% preferirebbe ce ne fossero anche di meno, oltre ad uno schiacciante 71% di giapponesi che, in un differente quesito dell’indagine statistica, sostengono 65 rifugiati all’anno sia la massima soglia di accoglienza accettabile, con un 13% che vorrebbe persino diminuirla.
Leggi anche – Non è un paese per Kyenge: Giappone
Il Giappone è una nazione molto omogenea, che ha a malapena idea di cosa siano i problemi che l’Europa conosce purtroppo ormai bene, dal terrorismo alle “no go areas”, e i risultati del sondaggio escono proprio nei giorni in cui il primo ministro Shinzo Abe sta spingendo per una legislazione che consenta agli immigrati di riempire i posti vacanti nei settori che sono stati più colpiti dal declino della popolazione, già a partire dalla prossima primavera, aumentando il tetto di accoglienza per i richiedenti asilo. Al momento, le richieste che possono essere accettate sono circa 30 all’anno (ma l’anno scorso sono state 20, su 20mila domande pervenute), mentre Abe vorrebbe raddoppiare questo numero.
Alice Battaglia



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7 Commenti

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  2. L’Onu (organizzazione inutile, costosa e che a nulla serve se non succhiare soldi ai cittadini dei Paesi membri) dovrebbe pensare agli affari propri, soprattutto considerando gli scandali degli ultimi anni avvenuto al suo interno (Oil for Food su tutti)

  3. tutto quello che fa il Giappone dovrebbe essere LEGGE per il mondo occidentale,a cominciare dal negare completamente quella megapagliacciata dello “ius soli”, ragion per cui un Giuseppe Ungaretti (nato in Egitto e lì rimasto continuativamente fino ai 20 anni) dovrebbe essere considerato un POETA EGIZIANO.
    Giappone…stiamo parlando di un Paese bellisssimo ma assolutamente poverissimo rispetto a risorse naturali (inesistenti) nonchè funestato da terremoti e quanto altro e praticamente abitale per un terzo.
    la forza del Giappone (oltre ad essere caratterialmente un popolo FASCISTONE secondo la sensibilità della sinistra attuale) è insito nella forza culturale di essere un popolo intelligente quanto etnicamente omogeneo.
    a proposito dell’ ONU….ricordate a quelle facce di culo i dati UFFICIALI (e peraltro prodotti da loro stessi come UNO/DC) sugli omicidi nel mondo,che qui riporto brevemente:
    Giappone 127 milioni di abitanti: 360 (trecentosessanta) morti ammazzati all’anno
    Brasile 209 milioni di abitanti: + 61.000
    USA 325 milioni di abitanti: + 17.000
    Nigeria: 190 milioni di abitanti: + 17.000
    in attesa quindi che “ahhh gli immigrati impediscono l’invecchiamento della popolazione ahhh” il Nipponico pensa probabilmente anche ad arrivarci alla vecchiaia…
    DAI NIHON ICHIBAN ! OSS !

  4. I giapponesi già sono troppi in un territorio piu’ piccolo dell’Italia; sai quanto gliene puo’ fregare di avere immigrati stranieri da ospitare di cui una parte anche delinquenti o nullafacenti o peggio ancora musulmani!

  5. Giusto l’atteggiamento da parte del governo giapponese di respingere questo suggerimento fattogli dall’ONU, perché è da folli “risolvere” il problema demografico con un’immigrazione sostitutiva. Va però detto che ha il torto marcio di aver trascurato il problema della denatalità. Fino ai primi anni Settanta la fecondità era a 2,1 (soglia minima di sopravvivenza), e da allora è scesa drasticamente fino all’1,4 attuale, e questo significa che i vari governi che si sono succeduti nulla hanno fatto per cercare di mantenere quella soglia, esattamente come qui in Italia.
    Il calo demografico in Giappone potrebbe non essere un male, considerato che 127 milioni di abitanti su un territorio la cui superficie è inferiore a quella della nostra Penisola, sono moltissimi ed il paese è perciò sovrappopolato, però c’è il problema dell’invecchiamento della popolazione, che procede più rapido che altrove. Il Giappone corre infatti il rischio di vedere la sua popolazione ridotta ma con una quota di popolazione anziana enorme, il che da un certo punto di vista – non solo economico-finanziario, l’unico aspetto su cui i liberalprogressisti pongono sempre l’attenzione e per questo definisco l’immigrazione sostitutiva una “risorsa” – non è affatto positivo, perché rende il paese più vulnerabile e non autosufficiente.

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