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Roma, 29 nov – Una decina di giorni fa Project Syndicate ha pubblicato un articolo di George Soros inerente alla diatriba tra Ungheria e Polonia e Unione Europea. La risposta del premier ungherese Viktor Orban non si è fatta attendere, conseguentemente al vero e proprio endorsement del magnate nei confronti delle condizionalità sullo stato di diritto imposte dall’Unione. Un vero e proprio abuso dell’articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea. Un’arma letale contro quelle nazioni sovrane che tentano di schivare le ingerenze extranazionali.



Orban non si sottomette

La risposta di Orban – pubblicata su About Hungary – va a colpire magistralmente Soros ed i suoi adepti laddove sono più storicamente fragili. E cioè sulle verità che si celano dietro ai suoi investimenti. Definendo il suo interlocutore “speculatore” e precisando come egli abbia “esplicitamente impartito ordini ai leader dell’Unione Europea”, Orban dà una fredda e pungente stoccata ai vertici dell’Ue, tacitamente accusati di agire al soldo di un magnate.

Il premier ungherese poi afferma e conferma le diversità esistenti fra i popoli del vecchio continente. Essenziali, a suo avviso, al superamento dell’ideale di “Unione politico-economica” portato avanti dai burocrati europei. Secondo Orban la rete di Soros, definito nell’articolo come “l’uomo più corrotto del mondo” e accusato di pagare chiunque gli si erga di fronte, “è la più grande minaccia che gli stati dell’Unione Europea abbiano mai affrontato”. I suoi obiettivi sarebbero “creare società aperte multietniche e multiculturali accelerando le migrazioni e smantellare il processo decisionale nazionale, mettendolo nelle mani dell’élite globale”. Altro punto estremamente interessante la definizione che egli oppone alla “società aperta” di George Soros, ovvero quella di “società sicura”. Slegata cioè da reti extranazionali interessate alla destabilizzazione di ogni ordine socio-economico precostituito.

La battaglia di Ungheria e Polonia continua

La risposta di Orban all’endorsement sorosiano in riferimento all’ingerenza europea a scapito della sovranità degli Stati membri risulta tutt’altro che scontata. In un’Unione che si dimostra quotidianamente ai piedi di uno degli uomini più potenti della terra, il premier ungherese ha avuto il coraggio di confermare e ribadire per l’ennesima volta la sua contrarietà ad un mondo governato da élite finanziarie destabilizzatrici, interessate esclusivamente al ribaltamento di ogni ordine economico, sociale e religioso.

È altresì essenziale annotare la perseveranza di Orban, laddove afferma che “molti stati nazionali continuano a resistere” alle ingerenze extraeuropee. Sottintendendo tacitamente il potere che esse ingiustamente hanno all’interno dell’Unione stessa. Continua così la battaglia ungherese – e polacca – contro i diktat europei sullo Stato di diritto. Da una parte nazioni sovrane che vogliono far valere il sacrosanto diritto di governare. Dall’altra l’Unione Europea ed il suo interesse spasmodico nel controllare e sottomettere chiunque si discosti dalla volontà di appiattimento sociale desiderata dall’élite che la sovrintendono.

Giacomo Garuti



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