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Hungarian Prime Minister Viktor Orban attends a foundation stone laying ceremony for a new division of the Knorr-Bremse factory in Kecskemet, 90km (56 miles) east of Budapest, April 11, 2013. REUTERS/Laszlo Balogh (HUNGARY - Tags: TRANSPORT BUSINESS POLITICS)



Budapest, 21 feb – È stata una settimana intensa per il premier ungherese Vicktor Orban. Mercoledì scorso si è incontrato con il presidente Putin. E poi si è recato in trasferta a Bruxelles per il Consiglio Europeo che  riunisce i leader dell’UE per definire l’agenda politica dell’Unione europea.

Dopo tanta fatica, il premier magiaro può ritenersi soddisfatto. Ha portato a casa risultati importanti. Vediamo quali. Intanto l’incontro con Putin era atteso con grande interesse. Secondo l’ufficio stampa del Cremlino: “All’ordine del giorno le prospettive dell’ulteriore sviluppo delle relazioni economiche e commerciali, la promozione dei progetti comuni nei settori dell’energia e dell’alta tecnologia, la cooperazione in ambito culturale e umanitario”. Sia Budapest che Mosca puntano a rafforzare la loro cooperazione bilaterale. L’ambasciatore ungherese Jonos Balla ha dichiarato in un’intervista all’agenzia Ria Novosti che: “L’approvvigionamento di gas per noi è importantissimo, perché dalla Russia compriamo l’80% delle nostre risorse. La cosa più importante per noi è poter trovare un progetto che sia conforme a tutte le regole dell’Unione Europea. Ci saranno forse più gasdotti, oppure saranno operati congiuntamente. È molto importante creare delle interconnessioni o gasdotti che usano nuove tecnologie, cioè quelli che permettono di far transitare il gas in ambo le direzioni, permettono cioè sia di ricevere il metano che di spedirlo”.

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 Le premesse come si vede erano buone. Il risultato non è stato da meno.  Orban ha rinnovato con i russi fino al 2019 le forniture di gas all’Ungheria, otto miliardi di metri cubi l’anno, cioè l’80 % del totale, oltre a concedere a Gazprom di raddoppiare se necessario lo stoccaggio di 800 milioni di metri cubi previsto nei depositi sotterranei magiari, creando una riserva d’emergenza a metà strada sulla via dei mercati occidentali. Via libera poi al prestito russo da dodici miliardi di euro che consentirà all’Ungheria di costruire due nuovi reattori per la sua unica grande centrale nucleare di Paks, che già ora, con quattro reattori, offre il 40 % dell’elettricità del Paese. Un governo che cerca di rafforzare la propria autonomia energetica e non solo. Come avrebbe detto Diego Abatantuono: “ Scusate se è  poco”.

Venerdì scorso c’è stato il Consiglio Europeo a Bruxelles. Due temi su tutti: la Brexit (ossia l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea) e la questione dei migranti.

Sulla Brexit si è raggiunto un compromesso di comodo. Ma la questione migranti è rimasta aperta.  Se prima a difendere i confini europei era solo Orban oggi al suo fianco si trovano tutti i paesi dell’Est che hanno aderito all’Ue, a partire dall’Austria. Il premier magiaro è diventato famoso per aver costruito un muro di filo spinato per difendere i confini ungheresi. È stato attaccato un po’ da tutti: da Renzi alla Merkel. Il nostro premier l’ha minacciato: “O siete solidali nel dare e nel prendere, oppure – avrebbe detto Renzi – smettiamo di essere solidali noi Paesi contributori. E poi vediamo”. Ma, Renzi, se conoscesse la storia, capirebbe che un popolo che non si è arreso di fronte ai carri armati non si cala le braghe davanti ad un boy scout. Tornando a parlare di cose serie, se riflettiamo bene, Orban difendendo l’Ungheria ha custodito i confini europei. Vediamo perché.

Intanto, nessuno di quei migranti voleva fermarsi in Ungheria, tutti sognavano i paesi del Nord Europa. Avrebbe potuto, dunque, fare dei campi profughi per mandare i migranti in Germania o in Svezia. Sicuramente avrebbe ottenuto tanti soldi da Bruxelles.Un affare che sarebbe stato più redditizio del traffico di droga. Buzzi docet.  Perché, allora, Orban ha pensato di chiudere le  frontiere? Il motivo è semplice: l’Ungheria non è un autogrill sull’autostrada della disperazione. Demonizzato da tutta la stampa e anche dalla Chiesa, lui cattolico, ha preferito tenersi lontano dall’affare che si consuma sulla pelle dei migranti, nonostante le scomuniche che venivano dal Vaticano. Ma la politica di Orban non è solo fatta di filo spinato o di accordi per calmierare il costo del gas. Orban, infatti, non ha solo pensato ad abbattere il costo delle bollette. Si è mosso in più direzioni sempre volgendo lo sguardo alla sua stella polare: la difesa della nazione magiara.

Facciamo un passo indietro per capire meglio le scelte del premier magiaro. L’Ungheria a partire dal 2010 anno in cui Orban divenne capo dell’esecutivo riuscì a fare parecchie scelte audaci. In primis, ha cambiato i criteri di nomina della Banca Centrale (il Governo propone il capo della Banca Centrale e non la Bce). Poi, ha nazionalizzato parte del sistema bancario nazionale e parte dei fondi privati pensionistici. Non solo ha convertito i finanziamenti in valuta estera in fiorini (erano i mutui in valuta estera a basso tasso fatti dagli Ungheresi, ma che dopo la crisi e la svalutazione del fiorino erano diventati per loro molto onerosi).  Per chi volesse approfondire l’argomento il blog di Gianni Fraschetti non lo lascerà deluso.

Eppure qualcosa non torna a chi è schiavo delle categorie mentali più semplicistiche. Orban, infatti, è un membro del Partito Popolare Europeo, l’Ungheria fa parte della Nato e dell’Ue.  Tutti si chiedono: ma uno come lui come fa a far parte dello stesso schieramento di Alfano? La risposta è semplice: Vicktor Orban, è un rivoluzionario, non un utopista; egli vive nel suo tempo cercando di cambiare il corso della storia.

Salvatore Recupero

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