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Republican presidential candidate Donald Trump speaks Monday, Oct. 19, 2015, in Anderson, S.C. (Ken Ruinard/The Independent-Mail via AP) SENECA NEWS OUT; MANDATORY CREDIT



Roma, 21 feb – Ormai non si può più relegare nell’ambito delle stranezze folcloristiche: Donald Trump fa sul serio. Anche in South Carolina l’outsider repubblicano vince ampiamente ed è un segnale forte: qualsiasi candidato repubblicano abbia vinto in questo Stato dopo aver trionfato anche in New Hampshire (come Trump ha fatto) ha poi conquistato la nomination. La vittoria nello Stato del sud è netta, senza discussioni: il magnate prende il 32,8%, Marco Rubio il 22,4% e Ted Cruz il 22,1%. Jeb Bush arriva solo all’8% e si ritira dalla corsa, John Kasich si ferma al 7,6%, il chirurgo afro-americano Ben Carson si deve accontentare del 7%.

La polemica con il Papa non sembra quindi aver indebolito Trump. Forse lo ha addirittura avvantaggiato, in una nazione che, nonostante i cambiamenti recenti, resta a forte trazione protestante e che da sempre guarda con sospetto i “papisti” e le intromissioni di Roma nella politica nazionale, soprattutto sul versante repubblicano. Durante il discorso trionfale, anzi, il pubblico scandisce “The wall, the wall”, riferendosi proprio al muro che Trump vuole erigere al confine col Messico in funzione anti immigrazione clandestina e che Francesco ha bollato come proposizione non cristiana. Il repubblicano gongola: “Tranquilli, quel muro lo costruiremo e sarà anche più alto”. Poi solletica la folla, dicendo che quel muro lo pagheranno le autorità messicane: “Lo scaleremo dal deficit commerciale”.

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Sul fronte democratico, da segnalare il caucus in Nevada, in cui Hillary Clinton è uscita vincitrice con il 52% dei consensi, contro il 48% per Bernie Sanders.

Roberto Derta

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1 commento

  1. Alla fine il meno peggio: prima di tutto una arroganza maschia (per quanto folkloristica) in tempi di eunuchi moderati femministi finto tolleranti accoglienti, poi un repubblicano lascia stare l’Europa sempre un pò di più di un democratico, inoltre sono normalmente molto meno propensi ad esportare col soft power gli antivalori della democrazia e dei diritti umani. Se da parte democratica vince la Clinton, sono problemi per tutti: questa si sente investita da una missione decivilizzatrice a tinte infero-genocide. Ovvero fanatismo mondialista contro-iniziatico del tutto per tutto: se c’è da fare una guerra atomica e dimezzare l’umanità contaminandone la restante, questa non ci pensa due volte. Meglio il nonno hippy Sanders, lo vedo già un pò più astratto e velleitario, augurandosi che sia appunto tutto fumo e niente arrosto

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