Parma, 9 ott – La Turchia nel mirino non ha soltanto i curdi sul territorio siriano ma anche un paesino italiano e il suo sindaco. Si tratta del primo cittadino di Berceto, in provincia di Parma, colpevole secondo il governo di Recep Tayyp Erdogan, di aver concesso la cittadinanza a Abdullah Ocalan, fondatore e capo del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) detenuto da anni nell’isola-prigione turca di Imrali. L’ambasciatore italiano nella capitale turca, Massimo Gaiani, è stato convocato dal ministero degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, che ha espresso “forte condanna” per l’iniziativa presa dal piccolo centro di poco più di 2mila abitanti sull’appennino Tosco Emiliano. Negli ultimi quattro anni il ministero degli Esteri turco aveva espresso più volte contrarietà per l’assegnazione di cittadinanza onoraria a Ocalan da parte di comuni italiani, senza tuttavia mai giungere alla convocazione.

Il sindaco Lucchi: “Conferito cittadinanza insieme con il professor Franco Cardini”

Dal canto suo, il sindaco di Berceto Luigi Lucchi dice fiero:”Quando si difendono i diritti non si deve avere paura“. “Mi rattrista che nel 2019 – spiega – non si possa intraprendere un’iniziativa a favore di una persona in isolamento da circa 20 anni. Abbiamo conferito la cittadinanza a Ocalan e alla nazione curda anche con il contributo del professor Franco Cardini che non penso sia un noto bolscevico“. “Se i potenti temono un granellino di sabbia – ha scritto poi il primo cittadino su Facebook – vuol dire che si credono impuniti e onnipotenti. Vuol anche dire che avvertono lo ‘sterminio’ degli ideali e la pavida politica degli Stati Democratici e dell’Europa. Resta la curiosità di sapere – fa presente Lucchi – perché Berceto ha dato fastidio mentre Reggio Emilia, Napoli e decine di città e comuni che ci hanno preceduto no“. “E’ vero – afferma con malcelato orgoglio – che Berceto è importante, ma per far scoppiare una crisi internazionale tra Turchia e Italia dovrei avere un ruolo che non credo di avere, e che mi viene attribuito solo dalla Turchia. Vorrà dire che il sindaco di Berceto non andrà in vacanza in Turchia…“.

Ocalan e quella rogna per D’Alema

Forse non tutti ricordano che quando nessuno voleva Ocalan – che chiedeva asilo mentre era braccato dai servizi segreti turchi – per non compromettere i rapporti con Ankara, nel 1998 il leader del Pkk (considerato un terrorista dal governo turco) arrivò proprio in Italia, creando non pochi problemi all’allora premier Massimo D’Alema. Il suo approdo nel Belpaese era stato organizzato da esponenti della sinistra, ovviamente (quella stessa sinistra che era al governo). Ma a livello di diplomazia internazionale rappresentava una rogna: concedergli l’asilo avrebbe comportato come minimo rappresaglie contro le aziende italiane in affari con la Turchia (per non parlare delle pressioni Usa). Ecco perché alla fine, quello che per gran parte della comunità internazionale era un terrorista, fu definito dal governo D’Alema “cittadino libero” e in quanto tale gli fu proposto di andare liberamente (leggi rifugiarsi) in Africa. Ma fu catturato dai servizi segreti turchi prima che arrivasse a Nairobi. Dapprima condannato a morte – sentenza mai eseguita – con l’abolizione della pena capitale, è stato condannato all’ergastolo. Nel frattempo la lotta armata del Pkk è finita.

Ludovica Colli

1 commento

  1. Ma chissenefrega di quello che pensano i turchi. O adesso pure l’ultima ruota del carro deve mettere becco nella nostra politica?

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