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Gerusalemme, 27 lug – Scene di giubilo nella notte a Gerusalemme: i palestinesi hanno vinto contro il governo israeliano. In 20 mila si sono radunati a Porta dei Leoni per esultare, anche con fuochi d’artificio. Via ogni controllo per i musulmani per salire sulla Spinata delle Moschee. Nei giorni scorsi erano stati tolti i metal detector, ora è la volta delle telecamere. Lo status quo per il momento è salvo, e sulla Spianata i musulmani potranno tornare liberamente a pregare e a vigilare sul loro terzo luogo più sacro al mondo. In giornata è attesa la decisione delle autorità palestinesi e musulmane in merito al boicottaggio iniziato nei giorni scorsi.

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Le vicende che sono seguite all’attacco del 14 luglio sono note: installazione dei metal detector e poi sostituzione degli stessi da sofisticate telecamere. Ma la waqf, l’organismo che si prende cura dei luoghi santi musulmani, si era opposta e con lei i leader arabi, che avevano invitato al boicottaggio e alla preghiera fuori dai varchi controllati dai metal detector. Risultato? Una folla di musulmani inginocchiati in direzione La Mecca ha invaso le strade della Città Vecchia di Gerusalemme e le zone attorno alle mura di Solimano. Perché anche le telecamere, seppur in maniera meno invasiva, alterano il delicato equilibrio che regola tutti i luoghi santi della città, non solo quelli musulmani.

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In particolare sulla Spianata la giurisdizione è detenuta dal re di Giordania, e la crisi diplomatica seguita all’attentato di domenica all’ambasciata israeliana ad Amman ha complicato un po’ le cose. Secondo alcune fonti pare che la rimozione di ogni controllo sia stato un premio per la restituzione dell’agente di sicurezza israeliano che Amman non voleva far rientrare in Israele. Altri, invece, pensano che la paura del governo per un nuovo venerdì di rabbia, e delle sue conseguenze anche nel resto del mondo arabo, sia stata più forte della prepotenza che ha guidato finora le scelte politiche. Anche perché per domani il presidente palestinese Abu Mazen, dopo che nei giorni scorsi aveva sospeso il coordinamento di sicurezza con Israele, aveva indetto un nuovo giorno della collera, che non lasciava presagire nulla di buono. Tutto parlava, e forse parla ancora, di Intifada a Gerusalemme.

Anche le donna palestinesi, vera anima e supporto alla resistenza e alla lotta, ieri, erano scese in corteo lungo la via Dolorosa della Città Vecchia, per ribadire che Al Aqsa, la moschea più sacra dopo La Mecca e Medina, non si tocca. La Spianata, e con essa La Aqsa, infatti, rappresentano il limite oltre cui non ci si può spingere. Ma se in palestinesi stanno esultando per la loro vittoria, tra i politici israeliani sono forti le critiche nei confronti del loro premier Netanyahu, accusato di indebolire la sovranità di Israele su Gerusalemme.

Anna Pedri

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1 commento

  1. Continuate nell’innammoramento per il testosterone dei maomettani. Ma vi piace proprio la dhimmitudine?

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